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Le architetture meridiane naturalmente non sono tutte le architetture prodotte nel mondo, al di fuori di quelle mainstream. Ci sono infatti alcune decine di architetti nel mondo che hanno organizzato la loro attività sul modello delle archistar, pur non ancora essendo stati riconosciuti come tali dalla pubblicistica. Esiste inoltre un’ampia produzione di architetture che si ispirano ai modi di disegnare spazi degli architetti celebri.

Le architetture meridiane utilizzano materiali e tecnologie alla portata di qualunque costruttore, in qualunque parte del pianeta si trovino. La ricerca sui materiali e le tecnologie si sviluppa nei luoghi stessi dove la costruzione avviene, facendosi guidare dal buon senso.

Le architetture meridiane in fase ideativa possono sconfinare dai limiti della disciplina, alimentandosi dal pensiero dell’ingegneria e dal pensiero delle arti visuali nelle loro dimensioni non solo teoriche ma pratiche, e dagli strati di fatti e accadimenti che si accumulano nei luoghi.

Le architetture meridiane si fondano, più che sulla storia, sulla memoria, sulle memorie: la memoria degli individui, delle comunità, dei siti, della natura, laddove ancora esistono luoghi di natura.

Le architetture meridiane danno evidenza a ciò che caratterizza i modi di abitare un sito.

Le architetture meridiane sono fatte da una moltitudine di autori, determinando di fatto un’autorialità diffusa.

Le architetture meridiane mescolano l’“alto” e il “basso” delle culture dell’abitare.

Non rifiutano né escludono segni e forme delle sottoculture generate dalla cultura di massa. Cercando una relazione dialettica con le espressioni spontanee in architettura, laddove ancora si manifestano, ed anche con il cosiddetto “cattivo gusto” e il kitsch, includono rielaborando.

Nella musica contaminazioni estetiche del genere accadono da decenni.

Le architetture meridiane propongono percorsi formativi diversi da quelli di scuole che impostano l’insegnamento dell’architettura su valori mutuati dal mainstream.

Le architetture meridiane trasformano e sono trasformate dall’esistente.

Le architetture meridiane si manifestano principalmente nel bacino del Mediterraneo, in America Latina, in certe parti dell’Africa o dell’Asia, e in tutti quei luoghi dove le culture si mescolano e rimescolano nel tempo, da tempo.

Le architetture meridiane, prese nel loro insieme costituito da espressioni in punti diversi del pianeta, costruiscono una forma di “terzo spazio” (Homi K. Bhabha), dominio di definizione delle ibridazioni culturali.

Le architetture meridiane possono trovare dei fondamenti teorici in tanti testi pubblicati negli ultimi decenni come Genius Loci. Towards a Phenomenology of Architecture (Genius loci. Paesaggio ambiente architettura) di Christian Norberg-Schulz del 1979; Towards a Critical Regionalism: Six Points for an Architecture of Resistance di Kenneth Frampton del 1986; Culturas hibridas. Estrategias para entrar y salir de la modernidad di Nestor Garcia Canclini del 1990, e, naturalmente, Il Pensiero meridiano, Laterza, Roma-Bari di Franco Cassano del 1996. Letture, queste, che hanno in molti casi accompagnato gli anni della formazione degli architetti che oggi costruiscono meridiano e che in tanti avranno anche letto i testi scritti negli anni Sessanta da Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Carlo Aymonino, Robert Venturi e, qualche anno dopo, da Colin Rowe, tra gli altri.

Le architetture meridiane servono, nel senso d’essere di servizio, alle culture che i siti esprimono. Per questo riescono a differenziarsi e caratterizzarsi a seconda del luogo nel quale sono realizzate.

Le architetture meridiane sono una forma di redistribuzione della qualità della vita; redistribuiscono il bene comune “architettura”.

Le architetture meridiane non hanno un manifesto perché sono sempre esistite.

“Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra (in primis quello dell’economia e dello sviluppo), quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera. Il pensiero meridiano infatti è nato proprio nel Mediterraneo, sulle coste della Grecia, con l’apertura della cultura greca ai discorsi in contrasto, ai dissoi logoi. Dalla traduzione reciproca e su un piano di parità delle diverse culture si potrebbe ricavare un allargamento del patrimonio culturale generale dell’umanità”. (F. Cassano).