Farro, grano duro e tenero e canapa. Ma anche il pomodoro Regina di Torre Guaceto, la “pastanaca” (carota) di Tiggiano, la cicoria di Galantina e il cece nero di Otranto. Ci sono proprio tutte le colture, locali ma non solo, nel primo vivaio comune della biodiversità locale di Puglia, realizzato a Castiglione d’Otranto dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino. E proprio in zona Curteddhra a Castiglione si terrà, sabato 4 giugno, la sua inaugurazione: assieme a Paolo Cacciari, ex vicesindaco di Venezia, una riflessione sul tema della biodiversità agricola come patrimonio da difendere, rivalutare e ricoltivare aprirà il primo appuntamento della rassegna “La terra del ritorno”.

Il titolo dell’incontro non è casuale: Castiglione d’Otranto, frazione di Andrano (in provincia di Lecce), è un paese in via d’estinzione, segnato da poche nascite (quest’anno, per esempio, verranno alla luce solo due bambini) con conseguente chiusura delle scuole, invecchiamento della popolazione e un tasso di emigrazione elevato. La prima ripercussione di questa situazione si è avuta nelle campagne, dove sono moltissimi i terreni incolti, spesso preda di incendi, e tanti i campi che, per praticità, vengono trattati con potenti diserbanti che rischiano di avvelenare l’ambiente. La mancata produzione agricola ha fatto scomparire antiche cultivar e ha spezzato il circuito virtuoso autoproduzione-scambio-economia di vicinato.

“Con il vivaio – spiega un’attivista della Casa delle Agriculture Tullia e Gino – cerchiamo di invertire la rotta: sui dieci ettari concessi in comodato d’uso gratuito da privati abbiamo reintrodotto storiche colture portate avanti con metodi naturali. Il nostro obiettivo è quello di recuperare, studiare e riprodurre la biodiversità agricola per riscattare la comunità locale, trattenendo il più possibile i giovani nei nostri piccoli paesi”. Per farlo sono stati coinvolti contadini e volontari che hanno portato avanti un lungo lavoro di ricerca e recupero di decine di antiche varietà orticole, cerealicole e leguminose: “In questo lavoro ci hanno dato una mano due ragazzi pakistani – continua – e alcuni italiani. Il progetto sta andando molto bene, al punto che ci sono giunte richieste di consegna anche dalla Calabria”. Ma il vivaio non è un’azione isolata: nell’area in cui sorge c’è anche il Parco Comune dei Frutti Minori che, nato nel 2014, è stato bonificato da circa 100 tonnellate di rifiuti, rigenerate e poi piantumate con alberi da frutto attraverso azioni collettive di artisti, attivisti e pensatori.