Murray-Wawrinka da una parte, Djokovic-Thiem dall’altra. Sono queste le due semifinali del Roland Garros 2016. Ma se la prima era decisamente attesa (n. 2 contro n. 3 del seeding), la seconda è (parzialmente) una sorpresa: dopo il ritiro di Nadal e di Tsonga, era evidente che nel lato sinistro del tabellone ci fosse un grosso buco. L’ha riempito Dominic Thiem, il miglior talento del circuito, che a soli 22 anni ha già raggiunto la prima semifinale Slam e la Top Ten del ranking. Anche il belga David Goffin ha dovuto piegarsi alla sua ascesa. Adesso, però, lo aspetta Novak Djokovic, che ha liquidato in 3 set Tomas Berdych. Presente contro futuro del tennis mondiale: uno scontro generazionale, più che una semplice partita. Tra le donne, invece, ha sofferto (e tanto) Serena Williams, imbrigliata per due ore nella ragnatela della piccola kazaka Putintseva, ad un passo da una sconfitta che sarebbe stata clamorosa. Ma alla fine anche la numero uno al mondo al femminile si guadagna la sua semifinale, contro la Bertens (l’altra è Stosur-Muguruza).

PASSEGGIATA DJOKOVIC – Il primo a scendere in campo nel giovedì risparmiato dalla pioggia (era dal 1873 che a Parigi non si vedeva un maggio così freddo e piovoso) è stato il numero uno del mondo. Che non poteva avere problemi contro Tomas Berdych, con cui ha perso solo due volte su 25 in carriera. Tanto più sulla terra rossa, la superficie meno gradita al lungagnone ceco, che a 30 anni è ormai chiaro non diventerà mai più che un buon giocatore. Pronostico confermato, in tre set neanche troppo combattuti. L’unico sussulto Berdych lo ha avuto a metà del secondo, quando sotto 3-0 è riuscito a reagire e a strappare la battuta al serbo. Quando però è arrivato a servire sotto pressione sul 5-6, si è consegnato all’avversario con quattro errori in fila, abbastanza banali. Il primo e il terzo parziale, invece, non hanno storia: doppio 6-3 e Djokovic in semifinale dopo aver ceduto (contro Bautista Agut negli ottavi) in cinque partite. Dimostrazione di forza, ma anche di un sorteggio apparso immediatamente fin troppo facile. Il serbo arriva alla sfida contro Thiem molto riposato: e questo potrebbe ulteriormente favorirlo in un calendario reso più serrato dai rinvii per pioggia.

THIEM È DIVENTATO GRANDE – Decisamente più tirato l’ultimo quarto di finale tra Goffin e Thiem. Due giocatori giovani (25 e 22 anni), in crescita esponenziale, e più o meno equivalenti (n. 12 e 13 del ranking Atp). Ha la meglio Dominic Thiem, che dimostra di avere davvero le stimmate del campione. Perché vince in quattro set (4-6 7-6 6-4 6-1) una partita spesso condotta dall’avversario e in cui è stato a lungo sotto. Perso il primo, l’austriaco si è trovato 0-2 anche nel secondo, e al tie-break ha annullato un set point che probabilmente avrebbe chiuso i giochi. Anche nel terzo e decisivo parziale, quello che ha rotto l’equilibrio, ha dovuto rimontare da 1-3, prima di schiantare Goffin nel 4° per 6-1. Più dello splendido rovescio ad una mano, più della potenza dei colpi, di Thiem stavolta ha impressionato soprattutto la capacità mentale e tattica di venire a capo dei momenti chiave del match. Qualità da predestinato. Il successo contro l’amico Goffin gli permette di entrare per la prima volta nella Top Ten (lunedì comunque vada sarà n. 7 del mondo) e di guadagnarsi la prima semifinale in carriera in uno Slam. Adesso gli tocca Djokovic, contro cui nei due precedenti ha perso nettamente. Il pronostico pare chiuso: il serbo è più abituato a vincere, più riposato, semplicemente più forte. Ma anche sotto pressione per l’obiettivo Grande Slam, già sfuggito a Parigi l’anno scorso. Mentre Thiem giocherà con la forza della spensieratezza e di chi non ha nulla da perdere.

SOFFRE LA WILLIAMS – Se l’è vista brutta davvero, Serena Williams. Il quarto di finale contro Yulia Putintseva, classe ’95 n. 60 del mondo, sembrava poco più di una formalità. Invece la campionessa in carica ha sofferto tanto, sicuramente più del previsto. Demerito suo (troppi errori, tanta confusione tattica), e merito della kazaka: 21 anni compiuti a gennaio, cedeva all’americana dieci centimetri e (almeno) dieci chili, ma è riuscita ad imbrigliarla per oltre due ore in una ragnatela fatta di corsa e gioco rallentato. La Williams entra in campo deconcentrata (come spesso le accade) e cede subito il servizio, ma stavolta il vantaggio dell’avversaria non è un’illusione. La Putintseva regge anche quando il match è di nuovo in equilibrio, e si guadagna il break che vale il primo set (7-5) con un passante di rovescio da applausi. Serena Williams, stordita e fuori giri, perde subito il servizio anche nel secondo parziale, poi da campionessa rimonta e sale fino al 4-1. Sembra l’inizio di un monologo, ma la kazaka la riprende ancora, e sul 4-4 ha due palle break che avrebbero potuto cambiare la storia del Roland Garros 2016. Non le sfrutta e poi cede lei il set 6-4 con un sanguinoso doppiofallo. Una batosta da cui non si rialzerà più: il terzo e decisivo set non ha storia e finisce 6-1. La Williams avanza, ma mostra cedimenti. In semifinale troverà l’olandese Bertens, che ha battuto 7-5 6-2 la Bacsinszky.

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