Rischia di finire in tribunale la battaglia, finora tutta politica, all’interno del Movimento 5 stelle emiliano romagnolo. L’ex consigliere regionale Andrea Defranceschi, espulso da Beppe Grillo nell’ottobre del 2014 dopo una condanna della Corte dei conti, ha deciso di querelare Massimo Bugani, consigliere comunale uscente di Bologna e attuale candidato sindaco proprio con il simbolo dei 5 stelle. Al centro della denuncia ci sono alcune affermazioni fatte da Bugani nel corso dell’ultima campagna elettorale, sull’utilizzo dei soldi pubblici da parte di Defranceschi e dell’allora collega in viale Aldo Moro Giovanni Favia, anche lui messo alla porta dai vertici dei 5 stelle.

È solo l’ultima puntata di una lotta interna al Movimento andata avanti per anni che ha visto scontrarsi, senza esclusione di colpi, le due anime dei 5 stelle, quella più critica, che faceva capo a Favia (e che ora lambisce il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti) e quella dei fedelissimi, che invece ha come riferimento proprio Bugani. Dalla sua Defranceschi ha un’assoluzione nel processo per le spese pazze. E il parere del giudice che nelle motivazioni della sentenza parla di “estrema oculatezza nella gestione del denaro pubblico”.

Due in particolare le dichiarazioni su cui si concentra l’esposto di Defranceschi. La prima riguarda la restituzione di una parte dello stipendio della Regione, una consuetudine degli eletti 5 stelle. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio di quest’anno Bugani dichiara a giornali locali che di quei soldi “il Movimento 5 stelle non ha visto neanche un centesimo”. E poi ribadisce in un’intervista radiofonica: “Questi due signori (Favia e Defranceschi, ndr) hanno aperto due meravigliose attività commerciali”, allora “ hanno effettivamente finanziato la piccola e media impresa, la loro”.

Secondo Defranceschi, però, Bugani non può non sapere che dell’indennità regionale i due consiglieri trattenevano solo una parte, come stipendio personale. Il resto veniva dedicato a finanziare iniziative politiche del Movimento. Compresa la campagna elettorale di Bugani, per le amministrative del 2011. Ne sarebbero prova una copia di versamento e una copia di ricevuta firmata dallo stesso Bugani di un bonifico partito dal conto di Defranceschi e pari a 2340 euro, da usare per le spese pre-voto.

La seconda affermazione verte invece sul caso delle interviste a pagamento, quelle costate l’espulsione a Defranceschi. Nelle stesse interviste Bugani afferma che la diffida di Defranceschi “arriva quando viene confermato che pagava per andare in televisione” e che i consiglieri regionali “per farsi belli” e “farsi vedere pagavano per andare in Tv”. Ma Defransceschi replica che lui non ha mai partecipato a trasmissioni televisive, sborsando soldi. Già nel 2013 disse di non averlo mai fatto, perché convinto che fosse inutile.

Quelle di Bugani sono frasi “diffamatorie” e “offensive”, secondo l’ex grillino, che oltrepassano il diritto di critica. E ancora più gravi, è la tesi dell’esposto, se si considera che Defranceschi non può più essere visto come un avversario politico, dato che da un anno e mezzo non ricopre alcun ruolo pubblico. E che una volta terminata la sua esperienza con i 5 stelle ha preferito dedicarsi al suo lavoro in pasticceria. “Ho sopportato anche troppo dal gruppo di Bologna e ora vorrei essere lasciato in pace” commenta a ilfattoquotidiano.it.