In caso di pignoramento, i creditori potranno mettere le mani non solo sugli stipendi e sulle pensioni accreditate, ma sull’intero saldo del conto. Lo prevede un emendamento, presentato dai relatori Mauro Marino (Pd) e Karl Zeller (Svp), al decreto sui rimborsi per i risparmiatori truffati dalle quattro banche salvate dal governo. Il testo è ora all’esame della commissione Finanze al Senato: la proposta dei due parlamentari sarà votata il 7 giugno alla ripresa dell’esame del provvedimento.

Finora, era possibile pignorare stipendi e pensioni accreditate sul conto per una somma eccedente i 1.344 euro, cioè tre volte l’importo dell’assegno sociale. Chi percepiva un salario di 2mila euro, per esempio, si vedeva portare via poco più di 650 euro dalla sua retribuzione. Ora invece, se passerà l’emendamento, sarà aggredibile l’intero conto in banca, e non solo le ultime entrate. Rimane il limite di intervenire sulle cifre eccedenti i 1.344 euro, e solo nel caso in cui l’utente abbia ricevuto la pensione o lo stipendio negli ultimi 60 giorni. Ma la somma pignorabile si amplia potenzialmente all’infinito, e il debitore rischierà di vedersi prosciugato il conto in banca, dove resterebbero solo poco più di 1.300 euro. Se l’accredito, invece, viene fatto alla data del pignoramento o dopo, il pignoramento interverrà sulla parte eccedente i 672 euro (corrispondente all’assegno sociale aumentato della metà).

Lo stesso emendamento rende però inaggredibili, anche nel pignoramento presso terzi, le somme accreditate a titolo di sussidi di grazia o sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri o sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.