“La prescrizione cessa comunque di operare dopo la sentenza di primo grado”. Un emendamento secco, firmato dai senatori Pd Felice Casson e Giuseppe Cucca, che rivoluzionerebbe l’attuale normativa – la famigerata ex Cirielli – e certo ha tutte le caratteristiche per non piacere ai centristi della maggioranza. Infatti piace al Movimento 5 Stelle, che ha immediatamente diffuso una nota in cui si dice pronto a votarla. E non basta. Perché un altro emendamento firmato dai medesimi senatori Pd afferma: “Il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la notizia di reato viene acquisita o perviene al pubblico ministero, ai sensi dell’articolo 335, comma 1 del codice di procedura penale”. Un altra svolta, dato che con la legge attuale la clessidra comincia a scorrere dal momento in cui il reato viene commesso, indipendentemente da quando viene aperta la relativa inchiesta. Anche questa, molto lontana dalle alchimie via via proposte per chiudere l’accordo tra Pd e centristi: dalla proposta del governo, in cui la prescrizione si ferma per due anni dopo una condanna in primo grado e per uno dopo una condanna in appello, fino al “lodo Falanga” (Ala) che prevede una corsia prioritaria per i processi su corruzione e reati simili. In più i due senatori chiedono anche un ulteriore allungamento dei tempi per i reati di corruzione, al di là di quanto già previsto dal ddl della collega di partito Donatella Ferranti.

“Sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado? Il Movimento 5 Stelle, che pure propone la sospensione dopo il rinvio a giudizio è pronto a votare anche questa misura che è comunque un buon passo avanti”, fanno sapere i capigruppo in Commissioni Giustizia Senato, Enrico Cappelletti ed il collega della Camera Vittorio Ferraresi. “La maggioranza per approvare il provvedimento c’è – continuano Cappelletti e Ferraresi – ci auguriamo che questa sia la posizione ufficiale del Pd e che il partito di Renzi non si pieghi per l’ennesima volta agli interessi di Ncd e Verdini“. La palla passa dunque in campo dem. Casson e Cucca sono i due relatori del provvedimento, e specialmente il primo è noto per le sue posizioni nette in tema di giustizia. Tanto da entrare in rotta di collisione quando il suo gruppo si rivelò determinante per negare l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni contro il senatore Ncd Antonio Azzollini, per lo scandalo del porto di Molfetta. Il collega Cucca, capogruppo Pd in giunta per le autorizzazioni, fede bersaniana, difese invece la scelta. Al momento Ap (Ncd-Udc), che ha presentato diversi emendamenti soppressivi al ddl, tace. Così come tace il gruppo dei verdiniani di Ala.

Gli emendamenti al ddl Penale sono stati presentati in commissione Giustizia a Palazzo Madama, dove oggi alle 18 scadevano i termini per le proposte di modifica al provvedimento più controverso nella maggioranza renziana. Tanto che i termini per i nodi più delicati, prescrizione e intercettazioni, sono stati prolungati di una settimana.