Apertura da parte del Movimento 5 Stelle, nessun accordo con i centristi nel giorno delle scadenza (già rinviata) degli emendamento al dl Penale, uno dei nodi più controversi nella maggioranza renziana. Slitta innanzitutto al 30 maggio il termine degli emendamenti sugli aspetti più importanti del provvedimento e cioè lo snodo della revisione dei tempi della prescrizione, come pure sulle intercettazioni. Fatto sta che la data cruciale non sarà neppure quella, complici le amministrative. Al termine fissato per oggi alle 18, i relatori Pd Felice Casson e Giuseppe Luigi Cucca hanno presentato dodici proposte di modifica che non sono state ancora discusse né tantomeno concordate con gli alleati di Ncd. “Sul punto della prescrizione la partita è ancora totalmente aperta”, dice al fattoquotidiano.it, Giuseppe Luigi Cucca che assieme a Felice Casson è relatore del provvedimento su cui si registrano circa 800 proposte di modifica provenienti da tutti i gruppi. “Un primo confronto all’interno della maggioranza lo faremo prossima settimana con chi sarà a Roma. Ma la discussione entrerà nel vivo ovviamente dopo le elezioni. Sono fiducioso che troveremo un accordo in seno alla maggioranza”, dice Cucca che sollecitato dal possibile appoggio al testo forze esterne sottolinea: “Per me l’unica maggioranza è quella di governo”.

Nel pacchetto di emendamenti presentato dai relatori però si vede e neppure troppo in controluce un segnale del Pd agli alleati, magari da spendere per marcare le distanze di fronte all’elettorato: la prescrizione  – secondo le proposte di Cucca e Casson  – cessa di operare dopo la sentenza di primo grado, mentre rilevante ai fini del calcolo della decorrenza è il momento  dell’acquisizione della notizia di reato da parte del pm. Infine la stangata sul raddoppio dei termini per i reati di corruzione: una previsione  ancora più dura di quella già prevista tra le polemiche alla Camera che ha fatto saltare il tavolo tra dem e Ncd.  “L’idea era quella di presentare i nostri emendamenti in un momento successivo – spiega ancora Cucca – : poi c’è stata un’accelerazione. Comunque il dettaglio delle proposte di modifica ideate dai singoli gruppi le conosceremo non prima di domani sera. Nel frattempo abbiamo deciso di fare le nostre”.

E le intercettazioni? Un solo emendamento dei relatori è dedicato alla delega che il Movimento 5 Stelle chiederà invece di stralciare dal testo complessivo della riforma del processo penale. Cucca e Casson hanno invece formulato una proposta che recepisce alcune delle indicazioni pervenute al Senato dai procuratori di Roma, Napoli, Torino e Firenze. Si intende percorrere la strada della stretta sui controlli per evitare la diffusione delle conversazioni di contenuto irrilevante: ai fini della selezione del materiale da inviare al giudice ai sostegno della richiesta di misura cautelare, il pm ne assicura “la riservatezza anche delle comunicazioni informatiche o telematiche inutilizzabili a qualunque titolo ovvero contenenti dati sensibili”. Gli atti in questione non allegati alla richiesta di misura cautelare sono “custoditi in apposito archivio riservato, con facoltà di esame e ascolto ma non di copia, da parte dei difensori delle parti e del giudice”. Questo fino alla conclusione della procedura in cui viene meno il divieto: in quel momento i difensori possono ottenerne copia “degli atti e trascrizione in forma peritale delle intercettazioni ritenute rilevanti dal giudice ovvero il cui rilascio sia stato autorizzato dal giudice nella fase successiva alla conclusione delle indagini preliminari”. Le conversazioni irrilevanti non dovranno essere trascritte “ma vengono solo indicati data, ora e apparato su cui la registrazione è intervenuta previa informazione al pubblico ministero che ne verifica la fondatezza”.