Prima la Lega, sull’onda delle multe comminate agli sforatori delle quote latte. Poi il Movimento 5 Stelle, infine il premier Matteo Renzi. Tutti a chiedere l’abolizione di Equitalia.

Bene, bravi, 7+.

Le motivazioni della richiesta variano. Anche se sostanzialmente si riassumono, questo almeno pare di capire, nella necessità di cancellare strumento e immagine di un fisco vessatorio, nemico dei cittadini.

E i cittadini sembrano credere a questa versione. Abbellita a destra, sinistra e centro con orpelli vari, tanto da imperare su quasi tutti gli organi di informazione.

Peccato si tratti di una favoletta. 

Equitalia è infatti solo uno strumento tecnico. Per riscuotere tasse non pagate. Ad evasori accertati e conclamati. Ogni Stato ben organizzato è dotato (o dovrebbe esserlo) di uno strumento simile, capace di esigere il dovuto da chi a un dovere sociale si è sottratto.

Attualmente ci sono oltre 500 miliardi di euro da riscuotere (ma le stime variano). Un tesoro immenso, tenuto conto del livello del nostro debito pubblico, accumulatosi nel tempo proprio per l’incapacità di andare a prenderli questi soldi. Una incapacità che risale ai decenni passati, a molto prima della creazione della stessa Equitalia.

Certo, ci sono stati errori nelle cartelle, atteggiamenti duri e inaccettabili in un periodo di crisi. Ma questa non è colpa di Equitalia. O, perlomeno, non è tutta sua.

Equitalia impiega gli strumenti legali della riscossione che il Parlamento vara e mette a disposizione. Se la riscossione è vessatoria lo è perché le leggi sul tema sfornate da Camera e Senato lo sono. Non è colpa dunque dei riscossori se il fisco è vessatorio, ma del Parlamento che ha messo in campo, questo sì, regole e leggi che tali si rivelano.

Tutti sembrano oggi dimenticare questo aspetto importante della questione. E dicono di voler riportare la riscossione in mano pubblica, in capo alla Agenzia delle Entrate. Ma si capisce lontano un miglio che siamo solo a caccia di facili consensi.

Equitalia non è infatti una società in mano a privati. E’ pubblica a tutti gli effetti, partecipata dalla stessa Agenzia delle Entrate e dall’Inps. Dunque, che cosa si cerca? Che cosa si vuole? Ritornare magari ai bei tempi passati?

E già, perchè c’è stato un tempo in cui le tasse degli evasori nessuno andava a riscuoterle. O venivano riscosse poco o niente. Erano i bei tempi in cui la stessa riscossione era affidata a banche e privati che incassavano aggi da favola senza nemmeno tentare di consegnare la cartella esattoriale ai contribuenti infedeli scoperti, processati e sanzionati.  Le truffe di questi fantomatici esattori hanno intasato i tribunali della Repubblica fino a tutti gli anni Novanta. Per questo le cifre del non riscosso sono arrivate alla folle cifra odierna. E proprio per risolvere il problema e provare a incassarle davvero quelle cifre che Equitalia è nata.

Se il fisco è vassatorio, vale la pena ripeterlo, la colpa non è dunque di Equitalia. La colpa è di una classe politica che ad Equitalia ha dato gli strumenti di cui essa dispone e in base ai quali opera. Sono eccessivi, sbagliati, autoritari? Sono vessatori? Il Parlamento li cambi, varando magari una riforma vera del fisco che renda sopportabili i livelli di tassazione e punisca (invece di sfornare condoni più o meno mascherati e facili disclosure) gli evasori.

Questo ci vorrebbe, questo bisognerebbe fare. Ma forse l’impegno è troppo gravoso per l’attuale classe dirigente. Troppo presa dalla caccia ai facili consensi, troppo occupata a sfasciare la Costituzione.

@primodinicola