“Quella è la prossima bomba che arriva. È Santa Maria di Leuca. È la vergogna delle vergogne”. Ipse dixit Antonella Accroglianò, la “dama nera” di Anas. Le cimici, che la Procura di Roma ha fatto collocare in quello che ha ridenominato “ufficio mazzette”, carpiscono queste frasi l’8 gennaio 2015. Un mese dopo, il 6 febbraio, ispettori Anac e militari del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza si presentano nella sede romana dell’azienda di Stato: prelevano faldoni, ascoltano dipendenti, si inabissano nella storia del raddoppio della statale 275, la più costosa opera pubblica che la Puglia attende da ventidue anni. Ne riemergono con pagine piene zeppe di rilievi, che ora mettono a rischio l’intera procedura, compreso il travagliato affidamento della gara da 288 milioni di euro vinta a suon di ricorsi dal gruppo capeggiato da Matarrese, che l’ha strappata al colosso delle coop rosse Ccc. A sparigliare le carte è soprattutto una scoperta: la nuova aggiudicataria ha presentato non una ma due polizze fideiussorie ritenute false. È stata la Dda di Brescia ad accorgersene, nel settembre scorso. E ora, la “obiettiva gravità dei fatti” spinge l’Anticorruzione a valutare “inaffidabile” Matarrese, tanto da invitare Anas a revocarle l’appalto, per tutelare “opportunamente ed adeguatamente l’interesse pubblico”.

Facile a dirsi. Il passo indietro, infatti, rischia di avere l’effetto di cassare tutta la storia. Perché anche l’aggiudicazione a Ccc è illegittima. Lo conferma il Consiglio di Stato, che due settimane fa ha aggiunto: sì, Anas può annullare in autotutela il contratto già firmato con il consorzio emiliano e passare la palla a Matarrese, ma deve motivare meglio la scelta. Conclusione: è ancora tutto fermo. Anche perché, nel frattempo, all’insaputa di tutti, è scoppiato il bubbone, che si aggiunge alle inchieste già aperte dalle Procure di Lecce e Roma e dalla Corte dei Conti capitolina.

“Sono emersi elementi di forti criticità riguardo le fasi delle procedure di programmazione, progettazione e affidamento delle opere in oggetto nonché ulteriori elementi che potrebbero esprimere profili di carattere penale e di danno erariale”. Anac lo mette nero su bianco nei verbali del Consiglio di Autorità, riunitosi il 10 dicembre. Le informazioni complete giungono solo a quattro persone: al presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani; al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio; al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; al responsabile del procedimento, Gianfranco Paglialunga. Ora, ilfattoquotidiano.it le pubblica in anteprima.

NODO PROGETTAZIONE: COSTI AL +57% E LEGGI VIOLATE

Costi raddoppiati e norme bypassate. I “vizi” della statale 275 partono da lontano: il 27 dicembre 1994, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale e dei Servizi Reali alle imprese di Lecce (Sisri, oggi Asi) affida il progetto di massima e, inizialmente, anche quello esecutivo direttamente alla società Prosal di Angelo Sticchi Damiani, attuale presidente nazionale dell’Aci. Per Anac, non è possibile: l’incarico è troppo costoso per legittimare una trattativa privata e per non violare la legge quadro in materia di lavori pubblici all’epoca vigente. Nessuna verifica è stata fatta da Anas, che replica: quel controllo non era dovuto in quanto il Sisri è autonomo, essendo anch’esso ente di diritto pubblico.

Si aggiunge il dilemma di chi deve fare che cosa: in base ad apposita convenzione stipulata nel 2003, Anas deve redigere il progetto e la Regione Puglia lo deve attuare e aggiudicare l’appalto. Si va avanti al contrario: nel 2004, il Cipe individua nell’Anas l’aggiudicatore e Bari tarda fino al 2007 per ratificare la rinuncia a quel ruolo. In ogni atto, comunque, viene “omesso di indicare che l’attività di progettazione della statale 275 era stata già affidata da Anas al Consorzio Sisri” e da questo alla Prosal nel 2002, a conferma dell’affidamento di otto anni prima. Addirittura, il progetto preliminare è già consegnato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per Anas, tutto ciò non è necessario specificarlo: è “una realtà negoziale già ben nota alle parti”.

Quando, infine, viene approvato il progetto definitivo, succede l’incomprensibile: nel 2007, la Regione Puglia si oppone alla soluzione progettuale proposta in sede di conferenza dei servizi e chiede la riduzione da quattro a due corsie per gli ultimi sei chilometri. Per il Ministero, non si può: non ci sarebbe “rispondenza del progetto definitivo al preliminare ed alle eventuali prescrizioni rese in sede di approvazione dello stesso”. Dopo un braccio di ferro tra enti risolto solo con accordo stragiudiziale del 3 marzo 2011, il Cipe approva il nuovo tracciato. Lo fa senza che risulti “essere stata adottata alcuna procedura conforme alla legge per il superamento del dissenso espresso dalla Regione Puglia” e in barba ai limiti di spesa imposti: la nuova soluzione sconta “un aumento del costo dell’intervento rispetto al progetto preliminare di circa il 57 per cento”.

NODO GARA: “SCARSA TRASPARENZA” E ATTESE “DILATORIE”

“La procedura di aggiudicazione dell’opera è apparsa viziata da plurime illegittimità”: dopo il Consiglio di Stato, Anac affonda altri colpi. Il progetto definitivo viene posto a base di gara senza che la sostanziale variante per l’ultimo tratto sia valutata dal punto di vista tecnico-ingegneristico. Dunque, paradossalmente, è rimessa ai concorrenti stessi la stima economica dei lavori. “Appare singolare altresì – scrive l’Anticorruzione – la previsione che alcune opere di ambientalizzazione, indicate dalla Regione nell’accordo, dovevano essere recepite nel progetto esecutivo mediante l’utilizzazione del ribasso d’asta senza stabilirne il limite. Quanto rilevato può, pertanto, aver alterato il regolare svolgimento della procedura di gara”.

Per Anac, inoltre, la commissione nominata dall’allora amministratore Pietro Ciucci, che proprio per la 275 finisce sotto inchiesta per abuso d’ufficio, è formata in contrasto ai regolamenti interni e agisce con “scarsa trasparenza”: non esplicita motivazioni e non svolge “alcuna puntuale valutazione” sul possesso dei requisiti dei concorrenti. Così Uniland scarl Consorzio Stabile, che è a capo di un’associazione d’imprese di cui non possiede il minimo legale del 40 per cento delle quote, non solo viene ammessa, ma vince pure. Ha difficoltà finanziarie, ma nessuno se ne accorge. Alla fine, rinuncia e le subentra come capogruppo Ccc. A quel punto, Anas dovrebbe “procedere all’annullamento dell’aggiudicazione”. Invece, si limita a “prendere atto della modifica”.

Intanto, lungo il futuro tracciato vengono ritrovate discariche interrate di rifiuti tossici. Il progetto esecutivo presentato da Ccc non ne tiene conto, bypassa i siti e non viene approvato. Alla fine, viene sospeso: il 3 luglio 2014, il Consiglio di Stato stabilisce che a vincere l’appalto avrebbe dovuto essere Matarrese. Ma Anas, nel frattempo, complica tutto: sette giorni prima, a contenzioso aperto, consegna parzialmente i lavori a Ccc. Solo nel marzo 2015 annulla in autotutela quel contratto, otto mesi dopo la sentenza. “Un comportamento dilatorio”, il suo, secondo l’Anticorruzione, “anche in difformità a quanto rappresentato dalla stessa Avvocatura circa una situazione di assoluta soggezione dell’Ati rispetto alle scelte della stazione appaltante”. La Regione Puglia in quanto ente finanziatore, “a tutela dell’interesse pubblico”, ricorda Anac, potrebbe attivare la clausola della revoca del finanziamento. Non lo fa.

MATARRESE E LE POLIZZE FALSE: “CONDIZIONE PER REVOCARE L’APPALTO”

Anche nel passaggio da Ccc a Matarrese, Anas svolge “verifiche carenti”. Stando alle note dell’Anticorruzione, non vigila sul possesso dei requisiti di regolarità contributiva e fiscale. Ma c’è di più, molto di più, qualcosa di inedito. “Risulta falsa” la cauzione definitiva da 33,5 milioni di euro rilasciata al gruppo barese dalla Assured Guaranty Uk Lt, in sostituzione della precedente emessa da Fgic Uk Ltd, pure fasulla. Lo ha scoperto la Dda di Brescia, nell’ambito di un’inchiesta più ampia. A novembre, lo ha confermato Raffaele Cantone, numero uno di Anac: “L’impresa assicurativa Fgic Uk Limited con sede nel Regno Unito non emette più polizze dal 2008 e la validità dell’ultima emessa in Italia è terminata nell’agosto 2012; la compagnia assicurativa Assured Guaranty Uk ha cessato l’attività di sottoscrizione di nuovi contratti dal 2010 e attualmente sta proseguendo la propria attività soltanto relativamente alla gestione dei contratti ancora in corso”.

Apriti cielo. “Si ritiene che il comportamento dell’aggiudicataria Ati Matarrese srl – scrive l’Anticorruzione – è stato contrario ai principi di buona fede, non essendo stata prodotta la documentazione indispensabile per l’effettiva sottoscrizione del contratto ed anzi essendo essa astrattamente idonea ad ingannare l’amministrazione circa l’effettiva stipulazione della polizza assicurativa; ciò sia con riferimento alla prima cauzione e ancor più con riferimento alla seconda presentata in sostituzione della prima sui rilievi dell’Anas. Deve quindi valutarsi l’inaffidabilità dell’aggiudicataria in ragione della obiettiva gravità dei fatti contestati anche ai fini della eventuale revoca dell’aggiudicazione, in tal modo tutelando opportunamente ed adeguatamente l’interesse pubblico posto a base del procedimento di selezione del miglior contraente”.

“Noi siamo parte lesa – replicano da Matarrese – e a dicembre abbiamo sporto denuncia alla Procura di Bari“. Dopo l’audizione del 28 gennaio, però, Anac non ha sciolto ancora le riserve. E resta lo strumento che ha fornito ad Anas per uscire dall’angolino in cui lei stessa si è ricacciata: revocare l’appalto, “atteso che il caso di specie può essere correttamente interpretato e assimilato ad un’ipotesi di sostanziale esclusione dalla gara”. Questo le consentirebbe, tra l’altro, di fare bingo con “l’automatico incameramento della cauzione”.