Lucia Borgonzoni, la candidata della Lega Nord per la poltrona di primo cittadino a Bologna, è tra i destinatari della citazione diretta a giudizio della procura di Reggio Emilia contro 19 esponenti (o ex) del Carroccio. Secondo l’accusa avrebbe utilizzato in maniera irregolare 764 euro del partito. A processo il 22 settembre, tra gli altri andranno anche Fabio Rainieri, ex senatore e oggi vicepresidente del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna e Angelo Alessandri. Quest’ultimo, ex deputato, ex presidente federale della Lega, era considerato uno dei più fedeli collaboratori di Umberto Bossi e per un decennio uomo forte del Carroccio tra Piacenza e Bologna. Per tutti e 19 l’accusa è quella di appropriazione indebita proprio ai danni del partito: i pm contestano in totale circa 150mila euro spesi in buffet elettorali, incontri di partito, rimborsi chilometrici, multe stradali, tra il 2009 e il 2012. “Sono accuse totalmente infondate. Per noi quelle spese erano regolari e non ci costituiremo parte civile nonostante il partito sia teoricamente parte offesa”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Gianluca Vinci. Vinci, oltre a difendere Borgonzoni e diversi altri imputati, è anche segretario della Lega Nord Emilia. “I soldi in questione non sono soldi pubblici, ma soldi del partito, che provengono dal tesseramento, dai parlamentari e dai consiglieri regionali che versavano parte del loro stipendio”.

L’inchiesta, condotta dal procuratore capo Giorgio Grandinetti e dal sostituto Stefania Pigozzi, prese le mosse proprio nella primavera del 2012 quando con lo scoppio del ‘caso Belsito’ la Lega Nord guidata dal Senatur fu travolta dalle inchieste proprio per l’utilizzo dei fondi. Non fu risparmiata neppure la componente emiliana (la cui sede è a Reggio). A fare partire le inchieste in Emilia fu Marco Lusetti, ex braccio destro di Alessandri, espulso dal partito due anni prima, che denunciò un presunto uso improprio dei soldi del partito. Ora anche a Lusetti sono contestate alcune spese e anche lui andrà a processo. Ad Alessandri (che uscì dalla Lega nel novembre 2012) sono contestate invece alcune multe prese nei suoi spostamenti in auto quando era parlamentare e messe in conto alla Lega Nord. “Capitava spesso che in una stessa giornata dovesse andare da una regione all’altra per eventi del partito. Allora – spiega l’avvocato Vinci – piuttosto che fare saltare l’evento in questione, se Alessandri prendeva una multa per un autovelox o per entrare in uno Ztl, magari scortato dalla polizia, quei soldi venivano rimborsati”.

A Lucia Borgonzoni oltre a 264 euro di spese sostenute durante la campagna elettorale per le provinciali del 2009 e chieste a rimborso, c’è la contestazione di un assegno da 500 euro: “Cadrà anche questa accusa”, spiega Vinci. “In contabilità risulta un assegno fotocopiato, da 500 euro, intestato a un’altra persona con su scritto sopra, a penna, ‘Per Lucia’. Ciò può significare che era stato utilizzato per la campagna elettorale di Lucia, ma non è denaro dato a lei. Lei ha detto di non avere mai incassato quell’assegno che non è neppure a nome suo”. Poi Vinci critica la scelta dei tempi da parte dei magistrati: “Le notifiche potevano essere fatte anche dopo le elezioni, c’era tutto il tempo”. Ad ogni modo, per gran parte degli imputati la prescrizione dovrebbe arrivare già durante il processo di primo grado.

Gli altri imputati sono Franco Spadoni, Giacomo Giovannini, Matteo Bulgarelli, Nadia Monticelli, Fabio Ferrari, Gianfranco e Daniel Barigazzi, padre e figlio, Federica Boccaletti, Aldo Manfredini, Giovanni Tombolato, Medardo Zanetti, Antonio Vizzaccaro, Marco Canavesi, Rita Casula e Christian Morselli.