Dopo che il premier Matteo Renzi ha difeso la legge sulle unioni civili dagli attacchi del mondo cattolico, spiegando di avere giurato “sulla Costituzione e non sul Vangelo”, il ministro degli Interni Angelino Alfano rivela l’esistenza di un accordo con il capo dell’esecutivo. “Abbiamo detto di no alle adozioni per l’oggi e per domani: fa parte di un patto con Renzi e con il governo – ha affermato il leader Ncd in un’intervista al Corriere della Sera – Per noi, non può rientrare dalla finestra ciò che abbiamo tenuto fuori dalla porta.”

Il ministro spiega così la posizione del Nuovo Centrodestra rispetto alle unioni civili: “Abbiamo votato questa fiducia perché la legge ha conferito diritti patrimoniali anche a coppie dello stesso sesso, ma ha detto chiaramente no all’equiparazione col matrimonio e anche alle adozioni”. E ancora: “Se avessi dato retta a tutti i ‘radicali‘ che mi consigliavano la rottura con Renzi, ci sarebbe stato un accordo con Grillo e avremmo avuto davvero il matrimonio gay, paritario a quello previsto nel codice civile, e anche le adozioni gay con la naturale conseguenza dell’utero in affitto“.

Il leader Ncd boccia l’ipotesi di un referendum abrogativo lanciata da alcuni settori del centrodestra. “Con questa legge, un’eventuale sconfitta del fronte referendario spalancherebbe la strada ai vincitori per andare ben oltre, chiedendo adozioni ed eguaglianza formale delle unioni civili ai matrimoni – ha spiegato Alfano – Un’operazione a rischio altissimo. Con i sondaggi che danno oltre il 60% di italiani favorevoli al riconoscimento dei diritti civili e patrimoniali, significa volere giocare d’azzardo con la famiglia”.

E sulla polemica innescata dalla Lega Nord, con il segretario Matteo Salvini che ha invitato i sindaci del Carroccio a non celebrare le unioni omosessuali, Alfano chiude alla possibilità di una “obiezione di coscienza”. Il ministro spiega che “il sindaco non agisce in qualità di vertice dell’amministrazione ma di ufficiale di governo, esercitando quindi una funzione statale che non ammette deroghe“. Al massimo, “se non se la sente” di costituire le unioni, “può tranquillamente delegare un assessore”.