Più di un migliaio di piccole eclissi sulle stelle del firmamento. Minuscoli nei disegnati dal transito di pianeti, finora sconosciuti, davanti agli astri attorno ai quali orbitano. Come avvenuto pochi giorni fa con Mercurio sul disco solare. È studiando questi fenomeni che gli scienziati della Nasa, grazie ai sofisticati occhi del telescopio spaziale Kepler – capace di catturare ogni minima diminuzione della luce emessa da una stella a causa del transito di un pianeta – sono riusciti in modo indiretto a individuare, in un solo colpo, 1284 mondi nuovi di zecca. I nuovi risultati, basati sui dati raccolti da Kepler negli ultimi quattro anni, sono raccolti in uno studio, pubblicato su “The Astrophysical Journal” e coordinato da Timothy Morton, della Princeton University.

Il computo complessivo dei mondi alieni, i cosiddetti esopianeti, esterni cioè al Sistema solare, sale così a circa 3200, la maggior parte dei quali, 2325, scoperti proprio da Kepler. Dei nuovi pianeti, 550 potrebbero essere simili alla Terra. Sono, infatti, relativamente piccoli e forse rocciosi. E nove di essi, in particolare, potrebbero trovarsi nella cosiddetta “fascia di abitabilità”. Uno spicchio di cielo, spiegano gli astronomi, in cui la distanza del pianeta dalla stella madre è tale da consentire la presenza di acqua in forma liquida sulla sua superficie. Una condizione indispensabile per rendere un pianeta potenzialmente adatto a incubare la vita.

“Con questo annuncio il numero dei pianeti confermati da Kepler è più che raddoppiato – spiega Ellen Stofan, direttrice scientifica della Nasa -. Questa nuova scoperta ci fa sperare che in qualche posto là fuori, intorno a una stella simile alla nostra, potremmo un giorno scoprire un’altra Terra”. Nel corso della conferenza stampa in cui la Nasa ha dato l’annuncio dell’osservazione indiretta dei 1284 nuovi inquilini del cosmo, gli scienziati hanno sottolineato come la Via Lattea brulichi di pianeti. Come aveva già intuito Giordano Bruno più di quattro secoli fa, scrivendo che “non è un sol mondo, una sola Terra”.

“Prima del lancio del telescopio spaziale Kepler – afferma Paul Hertz, direttore della divisione di astrofisica della Nasa – non sapevamo se i pianeti esterni al Sistema solare fossero rari o comuni nella galassia. Ora, grazie a Kepler e alla comunità dei ricercatori, sappiamo che ci potrebbero essere persino più pianeti che stelle. Un’informazione – precisa lo studioso – utile per le missioni future, che ci porteranno più vicini a scoprire se siamo soli nell’universo”. Nei prossimi anni la Nasa prevede, infatti, di affinare ancor di più la caccia agli esopianeti, con nuovi sofisticati occhi spalancati sul cosmo. Come il telescopio Tess (Transiting exoplanet survey satellite), successore di Kepler, che a partire dal 2018 esplorerà 200 mila stelle a caccia di pianeti gemelli della Terra. O il successore del telescopio Hubble, il James Webb space telescope, che dovrebbe essere lanciato sempre nel 2018. Uno degli obiettivi delle future missioni è l’analisi approfondita dell’atmosfera dei nuovi pianeti, alla ricerca di possibili tracce di vita, come un segnale relativo alla presenza di clorofilla.

Lo studio con i nuovi risultati di Kepler

L’animazione della Nasa