“Spero che sia confermata la sentenza, sono stufa di sentire sempre le stesse cose. Già in Appello avevo evitato di ascoltare di nuovo la difesa, mi riparo in questo modo”. Commenta così Lucia Annibali, al termine delle requisitorie in Corte di Cassazione, nel giorno che chiuderà il processo per lesioni e tentato omicidio a carico di Luca Varani, suo ex amante, mandante dell’aggressione con l’acido al volto dell’avvocatessa nel 2013, già condannato a 20 anni. Durante l’udienza, il legale di Varani, Roberto Brunelli, ha ribadito la richiesta di esclusione dalla pena del reato di tentato omicidio che Varani, secondo l’accusa, mise in atto manomettendo la cucina a gas di Annibali, prima che avvenisse l’aggressione. “Siamo ritornati sul punto dell’idoneità degli atti, in particolare sulla presunta manomissione dell’impianto e – spiega Brunelli – abbiamo chiesto l’annullamento o quanto meno il rinvio ad un altra Corte d’Appello, perché ammetta una perizia sulla manomissione in contrasto con la perizia del pubblico ministero”. “Una sentenza nota, quella sull’omicidio di Perugia, ha stabilito un principio, e cioè che davanti al contrasto delle consulenze – afferma il legale – è obbligo del giudice disporre un’ulteriore perizia. Ma è un problema discrezionale”. A contrastare la tesi della difesa, che sostiene vi sia stato un errato montaggio della cucina dell’appartamento dell’Annibali, c’è la testimonianza del tecnico chiamato dalla donna per riparare l’impianto a gas, che solo successivamente ha ammesso di aver riscontrato una manomissione. “Della testimonianza di questo tecnico si è parlato, ma se letta bene non dice assolutamente questo” ha sottolineato l’avvocato Brunelli. “Il tecnico inizialmente fa riferimento ad errori di montaggio, ma pensa alla manomissione solo a maggio, quando il Pm deposita la consulenza. Fino a quel momento nessuno aveva pensato alla manomissione dell’impianto, nemmeno Lucia”