Dentro Franco Mollica (Udc), fuori Piero Lacorazza (Pd): in Basilicata il Partito Democratico si allarga verso il centro. Il nuovo presidente del Consiglio regionale a guida Pd è un esponente dell’Unione di Centro. Il motivo: da “non renziano”, Lacorazza era stato tra i promotori e tra i maggiori sostenitori del referendum anti trivelle dello scorso 17 aprile. Con l’elezione di Mollica, 12 voti in suo favore, si “allarga” all’Area Popolare la maggioranza di centrosinistra guidata dal governatore Marcello Pittella (Pd) e di cui entrano a far parte ufficialmente lo stesso Mollica e il consigliere Aurelio Pace (nel Gruppo misto, ma rappresentante dei Popolari per l’Italia).

“Apprendo con grande rammarico che il primo atto della moratoria proposta ieri da Renzi è l’epurazione del presidente del consiglio regionale in Basilicata avvenuta per mano del neo renzianissimo presidente Marcello Pittella”, il commento di Roberto Speranza, capo della sinistra Pd – Lacorazza è stato tra i protagonisti della campagna referendaria sulle trivelle. Oggi con una scelta sconsiderata e priva di qualsiasi legittimazione formale si è deciso di epurarlo rompendo l’unità del Pd”. Nel pomeriggio il capogruppo dei Dem nell’assemblea lucana, Roberto Cifarelli, ha “restituito il mandato al gruppo”. Lo ha annunciato in un tweet lo stesso consigliere regionale, che è vicino alle posizioni di Lacorazza e di Speranza.

I centristi esultano. “L’elezione di Franco Mollica è il frutto del primo organico accordo tra Pd e Area popolare”, spiega dichiara il senatore del gruppo di Area popolare Ncd-Udc Guido Viceconte – contestualmente si è anche costituito il gruppo consiliare di Area popolare con capogruppo Aurelio Pace, che quindi così trova una completa rappresentanza all’interno dell’Aula regionale”.

“Mentre fa nascere il Partito della Nazione-Regione, Pittella dà la sacra unzione al Pd lucano”, commentano i consiglieri regionali del M5S, Gianni Leggieri e Gianni Perrino – nello stile della peggiore partitocrazia da Prima Repubblica, Pittella e i renziani della prima e della seconda ora hanno eseguito alla lettera le direttive dettate direttamente da Renzi, decapitando Lacorazza, colpevole di essersi esposto personalmente per il ‘Sì’ al referendum contro le trivelle dello scorso 17 aprile: chi dissente dal ‘dux fiorentino’ (del Governo e del Pd) è destinato a soccombere”.