La vicenda grottesca di Roma è solo un incidente della storia. Il centrodestra, che alle Comunali della Capitale si presenterà diviso in due (tra l’altro dopo essere stato diviso in 4 o 5), tornerà unito. Anzi, nonostante Matteo Salvini si sia autoproclamato nuovo leader, Forza Italia ha già preparato insieme a Lega Nord e Fratelli d’Italia una “bozza” di programma in vista delle prossime elezioni politiche. Silvio Berlusconi lo spiega al teatro Manzoni di Milano, alla presentazione della lista azzurra alle Comunali, dove ha benedetto Stefano Parisi, candidato che ha fatto il miracolo di rimettere sotto lo stesso ombrello tutto il centrodestra: dalla Lega Nord al Nuovo Centrodestra che in Lombardia significa Maurizio Lupi. Il Manzoni è il teatro dove 22 anni fa fu creata Forza Italia, nascita ratificata poi a Roma con un discorso che Berlusconi ha riletto oggi, discorso che considera valido ancora.

Mancano due anni alle elezioni Politiche eppure Berlusconi ha detto che c’è già la squadra di governo, composta per lo più “da persone che vengono dalla vita vera. L’accordo è per tre ministri di Fi, tre della Lega, due di FdI (e 12 che vengono dalla vita vera). Stiamo cercando la squadra, finora ne abbiamo individuati quattro”. Non solo: l’ex presidente del Consiglio ha rivelato alcuni punti della bozza di programma: da una flat tax per chi ha un reddito al di sopra dei 12mila euro, una riforma fiscale con un condono, la chiusura immediata di Equitalia e anche, “può darsi, l’introduzione di una moneta nazionale aggiuntiva che non è vietata”, oltre alla riforma della Giustizia. Cioè, in gran parte, le parole d’ordine della Lega Nord.

Secondo Berlusconi le prossime elezioni politiche “possiamo vincerle ma per vincerle il centrodestra deve essere unito al di la delle difficoltà caratteriali di questo e quel leader. La situazione di Milano deve essere anche la situazione per l’Italia alle prossime elezioni”. Ma le sue dichiarazioni sono subito respinte al mittente dagli altri leader del centrodestra. Risponde, per esempio, “questo o quel leader”, cioè Matteo Salvini: “E’ giusto ragionare di cose da fare, e quindi ben venga la cancellazione della legge Fornero, l’abolizione degli studi di settore, il blocco dell’immigrazione clandestina e la riduzione delle tasse. Ma parlare di poltrone e ministeri è l’ultima delle mie preoccupazioni e non interessa al momento né alla Lega, né agli italiani”. La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è ancora più chiara: “Berlusconi parla di accordi inesistenti su un futuribile governo nazionale di centrodestra per cercare di far dimenticare che nelle ultime settimane le scelte compiute dal suo partito vanno in tutt’altra direzione, cioè in quella di un rinverdito patto con Matteo Renzi e il suo pessimo Governo”.

Quello di Berlusconi è stato un discorso fiume, come ormai è abitudine ultimamente. Rivendica la scelta di Guido Bertolaso come candidato ripetendo il solito copione per cui l’ex capo della Protezione civile è “un campione del fare mentre tutti gli altri candidati sono campioni del bla bla. Pensandoci mi vengono i brividi alla schiena”. Poi Berlusconi ha iniziato a parlare anche di questioni di politica nazionale e a questo punto sul palco gli è stato portato un bigliettino che lui ha letto. “Mi dicono – ha spiegato – che bisogna chiarire che su Roma Marchini è la persona giusta. Ve lo dico io”. Quindi ha proseguito spiegando che a Milano con Parisi “non potevamo trovare di meglio”.

Un punto di partenza per ricominciare a unire le forze a destra sarà la battaglia del referendum costituzionale. Nonostante Forza Italia fino al gennaio 2015 abbia votato il ddl Boschi, ora Berlusconi dice che se avrà il via libera la riforma costituzionale “con il combinato disposto della legge elettorale” porterà a una cosa che “non possiamo chiamare altro che regime”. “Oggi – ha spiegato dal palco del Manzoni tenendo al suo fianco Parisi e la capolista Mariastella Gelmini – siamo in un momento cruciale per la vita di tutti noi perché oggi in Italia la democrazia è sospesa“. “Se dovesse venire malauguratamente approvata la riforma costituzionale del Senato con il combinato disposto della legge elettorale potrebbe davvero introdursi un sistema che non posso che chiamare altro che regime” conclude.

Berlusconi contesta a Renzi la “bulimia di potere grandissima”. Ha anche assicurato che il suo governo abbia lasciato all’opposizione il 40% delle nomine mentre oggi all’opposizione non è data la possibilità di “nessun candidato”, cosa che vale anche in Rai. “Siamo governati da un presidente del Consiglio che non ha i voti degli italiani e non solo governa con passo militaresco – ha aggiunto – ma occupa tutte le posizioni di potere possibili”. Dunque già le amministrative possono e devono essere “un avviso di sfratto a un governo non eletto dal popolo”.