Respinge la tesi del complotto avanzata dagli alleati verdiniani e parla della “questione morale” dicendo che “riguarda tutti”. Matteo Renzi, a 24 ore di distanza dal nuovo caso giudiziario che ha travolto il Pd, parla per la prima volta dell’arresto per turbativa d’asta del sindaco di Lodi, Simone Uggetti. Lo fa in un’intervista a Rtl, dove sottolinea che “la questione morale c’è dappertutto, c’è qualcuno che ruba, non va bene ma smettiamola di sparare sugli altri. Non c’è destra contro sinistra ma onesti contro ladri“.

Poi il premier torna sulle misure adottate dall’esecutivo senza risparmiare una stoccata ai Cinque stelle: “Io mi arrabbio perché il mio governo ha aumentato le pene per la corruzione e aumentato la durata della prescrizione sulla corruzione mentre altri hanno votato no”. Ai grillini, secondo cui se la riforma Boschi fosse in vigore il sindaco Uggetti avrebbe potuto essere senatore, il premier ribatte: “M5s e Lega usano due pesi e due misure – dice – Parlare di riforma costituzionale in questa vicenda non c’entra niente, è un tentativo di strumentalizzare una vicenda giudiziaria”.

“Vicenda giudiziaria” che “ovviamente fa male perché impedisce di far vedere cose positive dell’Italia ma serve chiarezza e tranquillità”, dice Renzi prima di liquidare le parole del senatore casertano Vincenzo D’Anna, ex Pdl e ora in forza al gruppo Ala di Denis Verdini, che ad Affariitaliani.it aveva detto: “Credo proprio che sia in atto un’offensiva della magistratura contro Renzi e il governo”. Un richiamo alla stagione di Berlusconi a cui il presidente del Consiglio risponde così: “Rispetto al complotto dico ma de che”. “C’è un’indagine in corso, piena fiducia nei magistrati. Chi è colpevole – aggiunge – è giusto che paghi ma nessuno tipo di strumentalizzazioni su questo. Non si gridi al complotto, al siamo assediati, se i magistrati vedono ipotesi di reato procedano, vadano a sentenza”.

Questa la posizione ufficiale del segretario-premier. Anche se tra i democratici non mancano i malumori verso i magistrati dopo le manette al successore del vicesegretario Guerini, adesso rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore dove verrà ascoltato dai magistrati. Una misura da alcuni considerata “abnorme“. “Questa qui è una cosa enorme, piccola nel suo perimetro ma enorme, arrestare un sindaco per questo reato…”, dicono alcuni dirigenti a La Stampa che ha raccolto i commenti a caldo. E probabilmente non sarà l’unica. Per molti dem, infatti, la sensazione è che “da qui al referendum saranno mesi difficili”. Nel partito aleggia dunque lo spettro di azioni giudiziarie sistematiche per indebolire il premier. Ma uno dei fedelissimi premette: “Nessuno di noi può pensare però che vi sia un complotto dei giudici, perché vorrebbe dire un golpe eversivo“.