Da oggi, 30 aprile, lo spettro del roaming per chi telefona, naviga, scarica la posta elettronica e si connette a Facebook o a Twitter nei Paesi dell’Unione europea (oltre a Svizzera, Norvegia e Islanda) fa meno paura. Grazie all’accordo raggiunto il 30 giugno 2015 dalla Commissione Europea con il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea, si paga in tutti i Paesi la tariffa prevista dal propria compagnia telefonica con un’aggiunta di diversi centesimi per i differenti servizi. Un nuovo tetto massimo di costi extra che, però, sarà di 3-4 volte inferiore a quelli attualmente in vigore.

Soldi alla mano, i gestori possono imporre per le chiamate in uscita al massimo 5 centesimi contro i 19 centesimi attuali, per quelle in entrata 1 centesimo contro 5, 2 centesimi per gli sms contro 6 centesimi e 5 centesimi a megabyte per navigare su Internet contro 20 centesimi. Il tutto, però, Iva esclusa.

Il tetto per i costi delle chiamate ricevute sarà deciso entro l’anno e ci si aspetta che tali costi siano considerevolmente più bassi rispetto a quelli previsti per le chiamate effettuate. Se gli operatori possono dimostrare che non sono in grado di recuperare i loro costi, incidendo sui prezzi interni, le autorità nazionali di regolamentazione potrebbero autorizzare gli operatori ad imporre, in casi eccezionali, maggiorazioni minime al fine di recuperare questi costi. I deputati hanno avuto garanzie che le autorità nazionali di regolamentazione avranno i mezzi per modificare o respingere le sovrattasse.

Unico limite, che Bruxelles ha tempo sino a dicembre per definire con precisione legale, è il divieto di acquistare una sim straniera in un Paese in cui i prezzi sono inferiori per usarla in modo permanente nel proprio Paese di residenza. In pratica, resta vietato comprare una carta telefonica in Lettonia per usarla in modo permanente in Italia. In caso di abusi, l’operatore telefonico potrà infatti imporre al proprio utente un recupero dei costi.

Il provvedimento europeo, in cantiere dal 2013, è frutto del sudato accordo raggiunto la scorsa estate da Commissione e Parlamento con il Consiglio Ue (dove è forte la voce dei big telefonici) che, invece, avrebbe voluto far continuare questo salasso almeno fino al 2018. Accontentando, quindi, le compagnie telefoniche si è optato per una doppia tappa in cui prima sforbiciare e poi tagliare del tutto il roaming. Accordo che Dario Tamburrano, eurodeputato M5S e relatore ombra del provvedimento al Parlamento europeo, al termine del voto bollò come “farlocco“, perché – aveva dichiarato – “cede a un’abolizione del roaming ritardata e condizionata in cui le compagnie telefoniche potranno scaricare i mancati profitti sulla maggioranza dei cittadini, compresi coloro che non lo utilizzano, non sanno cosa sia o non viaggiano mai all’estero, sempre più numerosi in un continente in crisi”.

Tant’è che per fare il funerale al roaming, per dirla alla Renzi, bisognerà aspettare ancora 14 mesi: solo dal 15 giugno 2017 scatterà il divieto di applicare tariffe roaming nell’utilizzo dei telefoni cellulari nell’Unione europea. In pratica, si chiamerà e si navigherà esattamente con la stessa tariffa che si utilizza nella nazione di provenienza, fatte salve eventuali tariffe e offerte specifiche per la permanenza all’estero offerte dagli operatori. Un vero sogno rispetto ai balzelli che gli operatori hanno applicato fin qui gonfiando le bollette dei cellulari o facendo scaricare i crediti delle ricaricabili dei consumatori. Il roaming sparirà veramente nel giugno 2017? Monique Goyens, presidente dell’Associazione dei consumatori europei (Beuc), aveva già spiegato che “il demonio è nel dettaglio dell’accordo Ue, visto che l’abolizione dei prezzi del roaming dipende dal completamento della revisione del mercato all’ingrosso”. Allarme per le tasche dei consumatori ribadito da Tamburrano: “Il regolamento Ue dispone che se gli operatori possono dimostrare che non sono in grado di recuperare i loro costi, incidendo sui prezzi interni, le autorità nazionali di regolamentazione potrebbero autorizzarli ad imporre, in casi eccezionali, maggiorazioni minime per recuperarli. In altre parole, il roaming continuerà ad essere pagato anche dopo il 2017″.

“Queste regole difendono il diritto di ogni cittadino europeo di avere accesso a contenuti internet di sua scelta senza interferenze o discriminazioni”, ha commentato invece il commissario al Digitale Guenther Oettinger sottolineando che le nuove norme “evitano la frammentazione in un singolo mercato europeo facilitando rapporti e scambi attraverso i confini”.

Certo è che la concorrenza sulla telefonia e la strada per il risparmio è stata lunghissima: tutto merito del pacchetto telecomunicazioni ‘Connected Continent’ voluto dalla olandese Neelie Kroes, che prima da commissario alla Concorrenza nel 2007 e poi, dal 2010, come responsabile per l’Agenda digitale, si è sempre battuta per eliminare i costi extra sul traffico intracomunitario da cellulare. Ben 8 anni fa fece introdurre per la prima volta un limite massimo ai costi delle chiamate effettuate e ricevute dall’estero contro i costi eccessivi del roaming.