E’ un elenco lungo pagine e pagine, e forse non basterebbe una giornata intera per scorrerlo tutto. Perché ogni anno, raccontano i dati, le statistiche, e i bilanci stilati da osservatori, sindacati e associazioni, il numero dei morti sul lavoro e delle vittime dell’amianto aumenta. Il 28 aprile, giornata mondiale dedicata al ricordo di chi ha perso la vita in un incidente fatale mentre svolgeva la propria professione, e di chi, invece, si è ammalato ed è morto a causa della “fibra killer”, “è un’occasione per ricordarli tutti”, spiega Giuseppe Manfredi, presidente dell’Afeva, l’Associazione familiari vittime dell’amianto. “E per riflettere, e capire come intervenire per arginare un fenomeno che ogni mese, ogni settimana, ogni giorno paghiamo a un caro prezzo”.

Secondo i dati dell’Inail, solo nel 2015 i morti sul lavoro sono stati 1.172, +16,15 per cento rispetto al periodo gennaio-dicembre 2014, a cui si sommano i 184 infortuni fatali che si sono verificati in Italia dall’inizio dell’anno, registrati dall’osservatorio indipendente di Bologna del metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli. Per quanto riguarda l’amianto, poi, il bilancio è ancora più alto: 100.000 vittime in tutto il mondo e 6.000 in Italia ogni anno, fra tumori polmonari, malattie correlate e mesoteliomi.

“Non sempre, infatti, le vittime dell’amianto sono lavoratori dell’Eternit di Casale Monferrato, di Rubiera, o di un’altra fabbrica che usava la fibra killer – racconta Manfredi – certe volte basta vivere nella medesima città di uno di questi stabilimenti, o vicino a siti a rischio, e ci si ammala”. Così è capitato a Manfredi, che per gli svizzeri inventori della miscela di amianto e cemento non ha mai lavorato, eppure 3 anni fa gli è stata diagnosticata la malattia. Mesotelioma pleurico, cioè il cancro dell’amianto.

“Il 28 aprile noi ricordiamo al governo che si può fare qualcosa per salvare delle vite umane – Enzo Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – ma bisogna agire ora, intervenendo sia sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, per prevenire gli infortuni, sia sull’amianto, bonificando le aree a rischio e sbloccando il Piano nazionale fermo da 3 anni. Oggi siamo indietro: a più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257, meno di 500mila tonnellate di materiali contenenti amianto sono stati bonificati, restano ancora 34mila siti contaminati, per circa 40 milioni di tonnellate di cemento-amianto da rimuovere. Se non ci diamo una mossa, ci vorranno 80 anni per risanare tutto il paese”.

Testimonial della giornata mondiale in memoria dei lavoratori morti sul lavoro e per l’amianto sarà Bruno Galvani, presidente della fondazione Anmil, paraplegico dall’età di 17 anni per un infortunio sul lavoro, che il 28 aprile partirà da Monfalcone per percorrere il tour per la sicurezza sui luoghi del lavoro. Un giro d’Italia lungo 4.200 chilometri, 2.200 in sedia a rotelle e 2.000 in camper con una troupe che realizzerà un docufilm dell’impresa, “perché non mi sembra affatto normale che così tanti giovani (ma non solo loro) escano di casa al mattino per andare a lavorare e guadagnarsi uno stipendio e poi non tornino più, si feriscano gravemente o si ammalino di patologie fatali”, racconta Galvani, il cui tour ha già raccolto l’appoggio di volti e nomi della cultura, dello spettacolo e dello sport italiano, tra cui il regista Ken Loach, l’attore Beppe Fiorello, gli Stadio, il comico Dario Vergassola e l’attrice Ottavia Piccolo.

Ma dal nord al sud dell’Italia, sono decine le iniziative in programma per ricordare chi ha perso la vita sul lavoro o a causa dell’amianto. A Casale Monferrato, ad esempio, sindaci e associazioni del territorio lavoreranno fianco a fianco per produrre un documento da sottoporre prima al governo, e poi all’Europa, “per integrare e sollecitare l’adozione di un Testo Unico sull’amianto che uniformi la normativa in materia e riesca a sbloccare la legge che dal 2012 è ferma alla conferenza Stato-Regioni”. A Bologna, invece, il linguaggio scelto è quello del cinema, con la proiezione del film “Un posto sicuro”, diretto da Francesco Ghiaccio, a cui parteciperanno anche gli studenti delle medie e delle superiori. A seguire, la commemorazione dei caduti in piazza Maggiore, a cui prenderà parte una delegazione dei lavoratori delle Officine grandi riparazioni, che negli anni hanno perso oltre 500 colleghi. A Milano, poi, la giornata sarà intitolata “Italia loves sicurezza”, con proiezioni al Museo interattivo del cinema, e ad Aprilia, in provincia di Latina, verrà presentato il Premio letterario nazionale “Incrociamo le Penne”, ospite d’onore Massimiliano Posarelli, figlio di una vittima dell’amianto e lui stesso colpito da asbestosi, che leggerà la poesia “Morti bianche per amianto”.

“Lavorare in sicurezza deve essere un diritto di tutti – sottolinea Galvani – perché è vero che la vita non ha prezzo, ma è altrettanto vero che chi ha pagato un prezzo così elevato al benessere economico della nazione merita più rispetto di quello che ha oggi”.