“C’è un modo per vivere ed essere liberi: credere nelle cose impossibili e nei miracoli”. Se non è un miracolo, poco ci manca: Salvatore Cimmino, 52 anni, originario di Torre Annunziata, sarà il primo nuotatore al mondo a tentare la traversata da Cuba a Key West, Miami. 166 chilometri e 60 ore di nuotata no-stop, con una sola gamba.

Quando aveva 15 anni, Salvatore fu colpito da un grave tumore alle ossa: per salvargli la vita i medici furono costretti ad amputargli la gamba destra all’altezza del femore. Il nuoto, invece, Salvatore l’ha scoperto quasi per caso, a 41 anni. “Avevo continui mal di schiena – racconta a ilfattoquotidiano.it  –. Il mio medico mi consigliò di cominciare a nuotare. Era la prima volta che entravo in acqua”. Da lì è cambiato tutto: la sua prima gara arriva solo otto mesi dopo, da Capri a Sorrento, 22 chilometri, nel 2006. Poi, l’anno successivo, tocca al giro d’Italia a nuoto, da Trieste a Genova. Per continuare con il giro d’Europa e il giro del mondo a nuoto, concluso nel 2010 con la maratona di Manhattan.

Salvatore ha scoperto per caso il nuoto a 41 anni. “Avevo continui mal di schiena e il mio medico mi consigliò di iniziare”

“Non sono mai stato bravo con le parole – sorride –. Ho trovato nel nuoto un modo di comunicare. Incredibilmente, nuotare annulla tutta la mia disabilità”. Da febbraio Salvatore è a Miami Beach, ospite di un amico, dove sta organizzando tutti i dettagli della traversata, in programma a settembre.

Durante le sue giornate, oltre agli allenamenti, è impegnato in incontri ed attività di promozione. Ad aprile, per esempio, Salvatore incontrerà il governo cubano per organizzare la traversata. Lo scorso luglio, invece, è partita la campagna online, con cui ha raccolto finora 4.300 euro. “Purtroppo siamo ancora lontani dalla cifra che ci consentirebbe di rispettare il programma”, spiega. Da maggio, comunque, il team si sposterà a Key West, isola della Florida, per continuare la preparazione in mare aperto.

Quando è a Roma, Salvatore si allena al Circolo Canottieri di Aniene per almeno tre ore al giorno. A Miami invece gli allenamenti sono più intensi: sveglia alle 6, colazione e palestra per mezz’ora, prima di affrontare le otto ore in acqua, divise in due sedute. “Percorro a nuoto il periplo di Rivo Alto, un isolotto di Miami Beach. Entro in acqua alle 8 fino alle 12 e poi di nuovo alle 14.30 fino alle 18.30”.

“Percorro a nuoto il periplo di Rivo Alto, un isolotto di Miami Beach. Entro in acqua alle 8 fino alle 12 e poi di nuovo alle 14.30 fino alle 18.30”

Durante la sua impresa Salvatore sarà assistito da un team di esperti e ricercatori, una quarantina in tutto, dal Campus Biomedico di Roma alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Gli ingegneri di Finmeccanica, poi, lo doteranno di un Personal Tracker per monitorare bracciata per bracciata percorso, distanza  e frequenza respiratoria. “La tecnologia rappresenta davvero il futuro per le persone con disabilità, perché consente una vita indipendente. E la ricerca scientifica in Italia ha messo a punto dispositivi rivoluzionari sotto questo punto di vista”.

I diritti dei disabili sono al centro della sua vita e delle sue battaglie. “Sulla carta – dice – l’Italia è un Paese all’avanguardia nel campo della normativa sulla disabilità, e nel settore della ricerca scientifica, medica e tecnologica”. Nella realtà dei fatti sembra sempre che non ci siano abbastanza soldi da investire, “come se non fosse chiaro che un Paese, per dirsi civile, ha il dovere di garantire a tutti i cittadini di poter vivere con dignità”.

Per Salvatore, operaio metalmeccanico, essere a Miami è già una vittoria: “Sì, voglio migliorare il mondo senza una lira in tasca – sorride –. L’obiettivo è quello di ricordare a tutte le persone che incontro che i disabili non esistono, che la disabilità non è un fatto privato. Troppo spesso il disabile è emarginato a prescindere, ma vi assicuro – alza la voce – che abbiamo capacità che non potete neanche immaginare”.

“un Paese, per dirsi civile, ha il dovere di garantire a tutti i cittadini di poter vivere con dignità”

In poco più di 10 anni Salvatore ha affrontato 11 traversate, visitando luoghi e Paesi in giro per il mondo. “Sono state tutte incredibili, ognuna a modo suo, per la gente, le emozioni, l’affetto che ho sempre ricevuto”. Come a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, nel 2012, quando Salvatore ha attraversato il lago Kivu accompagnato dal “tifo incredibile di tutta la città”, compresi vescovo, missionari e autorità civili.

Dopo la scoperta della malattia, a 15 anni Salvatore attraversava l’Italia da Torre Annunziata a Bologna, in macchina con suo padre. “Mi accompagnava per fare le chemio. Così, avanti per 5 anni”. A 40 anni, quando ha cominciato a nuotare, in molti quasi lo prendevano in giro: “Pensavano fossi pazzo”, ricorda. Oggi, a 52 anni, Salvatore continua a lottare per i disabili. “Non posso fermarmi, anche se so che è difficile. Non posso smettere di gridare”. Settembre, in fondo, non è poi così lontano. “Gli squali? No, mi fa più paura l’egoismo della gente”.