Da una parte il Pd che parla di doppia morale e ironizza sul grido “onestà onesta” trasformandolo in “omertà omertà“. Dall’altra il Movimento Cinque Stelle che ribadisce la linea sulla vicenda giudiziaria dell’azienda di rifiuti di Livorno che ora coinvolge anche un componente della giunta M5s: “Valutiamo volta per volta cosa sta dietro alle indagini”, dice il deputato Danilo Toninelli, e se emergerà “qualcosa di doloso, che non andava bene, non aspetteremo un giudizio di primo grado”. L’inchiesta della Procura di Livorno sull’Aamps, l’azienda partecipata al cento per cento dal Comune di Livorno, vede coinvolti 15 tra politici, dirigenti del Comune e amministratori della società. Tra questi c’è anche l’assessore al bilancio Gianni Lemmetti, braccio destro del sindaco Filippo Nogarin. Secondo il Tirreno a Lemmetti vengono contestate le ipotesi di reato di bancarotta, falso in bilancio e abuso d’ufficio. Tra gli altri indagati tre componenti dell’ex giunta del Pd: l’ex sindaco Alessandro Cosimi e due assessori, l’ex vicesindaco Bruno Picchi e l’ex titolare al Bilancio Valter Nebbiai.

Ma il Pd ora accusa il M5s di “nascondere” questa vicenda e temporeggiare, al contrario di quanto succede ogni volta che viene indagato un esponente del Pd. “Luigi Di Maio – dichiara il responsabile giustizia del Pd, David Ermini – nel dicembre 2015 a Libero: ‘Non sono a favore della presunzione d’innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori’. Poi a Livorno indagano il loro assessore e allora Raggi e Toninelli sbugiardano Di Maio e coniano la nuova teoria: si valuta caso per caso. Tradotto: doppia morale, garantismo a senso unico. M5S: il movimento della convenienza del momento, dell’incoerenza strutturale, dell’incapacità certificata”. A provocare la reazione del Pd sono state le dichiarazioni di alcuni esponenti dei Cinquestelle. Toninelli, per esempio, precisa a RaiNews24, che “chi è indagato non deve per forza essere espulso”, sottolineando poi che a Livorno ci sono “indagini che partono molto prima dell’amministrazione 5 Stelle”. Il deputato ha spiegato che “oggi ascoltiamo il nostro sindaco Nogarin e l’assessore”, quindi si deciderà cosa fare. Già ieri Carlo Sibilia, componente del direttorio nazionale M5s, aveva spiegato che il Movimento chiederà un passo indietro “se non c’entra con i buchi provocati del Pd”. Infine la candidata a sindaco di Roma Virginia Raggi che ha spiegato che “se capitasse a me un assessore con un avviso di garanzia? Valutiamo, se l’avviso di garanzia è pesante, se c’è qualcosa di grave… Valutiamo caso per caso. E’ una domanda mi sembra un po’ generica”. Quindi non dimissioni automatiche: “Dipende – dice a L’Aria che tira (La7) – Si valuta, bisogna capire per cosa. Su Livorno non mi esprimo”. 

La replica avviene da tutti i renziani: Alessia Morani, Andrea Romano, Andrea Marcucci, Alessia Rotta, Franco Mirabelli, Emanuele Fiano. Ma intervengono anche altre aree del Pd. “Si riempiono sempre la bocca con la parola ‘onestà’ salvo poi fare finta di niente quando sono i loro esponenti ad essere coinvolti – afferma Matteo Mauri, vicecapogruppo vicario alla Camera, esponente della corrente guidata da Maurizio Martina – Inoltre, come accaduto nel caso di Quarto, sono abilissimi nello sport italico dello scaricabarile. La verità, come anche il caso di Livorno dimostra, è che i disastri delle amministrazioni a guida Cinque Stelle sono sotto gli occhi di tutti”. Aggiunge la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo, peraltro livornese di Campiglia: “Livorno da giorni è teatro di una commedia senza fine in cui si sta palesando il bluff del Movimento 5 Stelle: un assessore indagato e un sindaco che, qualora dovesse ricevere un avviso di garanzia, lo considererebbe una medaglia sul petto. È imbarazzante, poi, il silenzio del direttorio pentastellato da sempre pronto ad imbracciare la forca e l’hashtag del giustizialismo per poi riporli nel cassetto quando si tratta di vicende che riguardano qualche collega”.

Al centro dell’inchiesta condotta dalla guardia di finanza e coordinata dalla Procura c’è la gestione dell’Aamps. Proprio sull’Aamps si è consumato il momento più difficile del mandato del sindaco Filippo Nogarin e della maggioranza M5s fino a oggi. Dopo aver approvato i primi due bilanci, infatti, il Comune ha deciso di avviare la società, gravata dai debiti, al concordato preventivo in continuità. Una scelta che aveva spaccato lo stesso gruppo M5s, con tanto di espulsioni (3) e di maggioranza in bilico (attualmente si regge su un voto in più in consiglio comunale). La richiesta di concordato è stata poi accolta dal tribunale a inizio marzo.

Sempre secondo il Tirreno le contestazioni all’assessore Lemmetti riguardano l’approvazione del bilancio 2014 (ereditato dagli amministratori Pd ma firmato da Nogarin), l’assunzione a fine gennaio di 33 precari (chiesta a gran voce dai sindacati e dalle opposizioni) e infine la revoca del consiglio di amministrazione a inizio gennaio, avvenuta con strascichi di polemiche da parte dei consiglieri nominati mesi prima dallo stesso sindaco M5s.

“Siamo stati noi i primi a voler fare chiarezza sulla gestione di Aamps” ha replicato nelle ore scorse Nogarin che si dice “certo che la magistratura accerterà la correttezza dell’operato dell’assessore e in generale di tutta la giunta sull’intera vicenda”. Nogarin sostiene di aver “fatto quanto in nostro potere” per rimettere in piedi Aamps, fino al concordato “perché era l’unica strada percorribile“. Il primo cittadino di Livorno difende anche la scelta di assumere 33 dipendenti: “Abbiamo voluto tutelare 33 precari storici dell’azienda, stabilizzandoli. Abbiamo avuto il coraggio di fare tutto questo alla luce del sole, segnando così una netta discontinuità con la gestione opaca di Aamps, che non era mai stata messa in discussione fino al nostro ingresso in Comune”.