Lo scenario imperniato su una crescita dell’1,2% quest’anno, 1,4% nel 2017 e 1,5% nel 2018 percento nel 2017, dell’1,5 percento nel 2018 “non può dirsi implausibile sulla base dell’attuale situazione congiunturale”, ma resta soggetto al “rischio di evoluzioni meno favorevoli”. E’ il giudizio della Banca d’Italia sul Documento di economia e finanza varato dal governo l’8 aprile. Il vicedirettore generale di via Nazionale, Luigi Federico Signorini, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha sottolineato che è positivo il fatto che il Def definisca la riduzione del debito un obiettivo strategico, ma “i margini” per ottenere quel risultato “non sono ampi” visto che “l’eredità della crisi per le finanze pubbliche è pesante”: dal 2007 a oggi il rapporto tra il debito pubblico e il pil “è aumentato di un terzo”. A fine 2006 si attestava infatti al 106,5% del prodotto, mentre nel 2015 è salito al 132,7%. Come già evidenziato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, quindi, i dubbi sul percorso di abbassamento delineato dall’esecutivo non mancano.

Nel frattempo, la pressione fiscale “è rimasta superiore, per circa 2,5 punti percentuali, alla media registrata nel decennio precedente la crisi dei debiti sovrani”, pur essendo diminuita “dal 43,2 per cento del 2014 al 42,9 per cento nel 2015” dopo aver “raggiunto un minimo nel 2005 (39,1 per cento) per poi salire fino al 41,5 nel 2007 e al 43,6 nel biennio 2012-13”.

Il funzionario di Palazzo Koch ha anche notato che la differenza tra lo scenario tendenziale e quello programmatico “è dovuta essenzialmente alla manovra di bilancio programmata per il prossimo anno”, con la quale “il governo non prevede di dare seguito agli aumenti delle imposte indirette previsti dalla legislazione vigente, abrogando le clausole di salvaguardia a suo tempo stabilite” con una conseguente perdita di gettito di “15,1 miliardi nel 2017 e ulteriori 4,5 dal 2018 (per un totale di 19,6 miliardi)” che “verrebbe compensata solo in parte”. Ma “il Def non definisce i dettagli dei provvedimenti” e “da questi dipende una più completa valutazione degli effetti degli interventi programmatici, in quanto le diverse componenti del bilancio pubblico hanno impatti differenziati sull’economia”. Inoltre, nonostante la disattivazione delle clausole sia “condivisibile, dato l’effetto recessivo che esse potrebbero avere in una fase di ripresa ancora debole”, “se ripetutamente disattese possono accrescere l’incertezza“. 

In attesa di conoscere i dettagli, secondo Bankitalia “tanto l’intenzione del governo di riordinare l’impianto complessivo delle tax expenditures, quanto il prosieguo dell’attività di spending review rappresentano obiettivi condivisibili, potendo accrescere l’efficienza sia del sistema fiscale sia della spesa pubblica. Anche il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale è importante; ma le risorse attese da provvedimenti in materia andrebbero valutate in modo prudenziale“.