“Imploro una soluzione per questa grave crisi umanitaria. L’Europa venga in aiuto”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto dal campo rifugiati di Moria, nell’isola di Lesbo, alle forze politiche. E in una dichiarazione congiunta, firmata con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con il Primate della Chiesa ortodossa greca Ieronymos, i tre leader religiosi hanno esortato “tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso”.

Dopo aver salutato personalmente 250 richiedenti asilo, Francesco ha spiegato il senso della sua presenza nell’isola greca insieme con i capi delle due Chiese ortodosse: “Siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede, desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità”. Con un appello all’Europa: “Possano tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il buon samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia”.

Ai profughi il Papa ha rivolto parole incoraggianti: “Voglio dirvi che non siete soli. Questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi: non perdete la speranza!”. Bergoglio ha evidenziato che “Dio ha creato il genere umano perché formi una sola famiglia; quando qualche nostro fratello o sorella soffre, tutti noi ne siamo toccati. Tutti sappiamo per esperienza quanto è facile per alcune persone ignorare le sofferenze degli altri e persino sfruttarne la vulnerabilità”.

Prima di pranzare con alcuni rifugiati ospiti del campo di Moria in un container alle spalle del podio dove ha tenuto il suo discorso, il Papa ha firmato la dichiarazione congiunta con Bartolomeo I e Ieronymos, sottolineando che “l’Europa oggi si trova di fronte a una delle più serie crisi umanitarie dalla fine della Seconda guerra mondiale”. “Da Lesbo facciamo appello alla comunità internazionale perché risponda con coraggio, affrontando questa enorme crisi umanitaria e le cause a essa soggiacenti, mediante iniziative diplomatiche, politiche e caritative e attraverso sforzi congiunti, sia in Medio Oriente sia in Europa”. E in un altro passaggio si legge: “Esortiamo la comunità internazionale a fare della protezione delle vite umane una priorità e a sostenere, a ogni livello, politiche inclusive che si estendano a tutte le comunità religiose”.

Per i tre leader religiosi “l’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo. La tragedia della migrazione e del dislocamento forzati si ripercuote su milioni di persone ed è fondamentalmente una crisi di umanità, che richiede una risposta di solidarietà, compassione, generosità e un immediato ed effettivo impegno di risorse”.

L’appello a tutti i responsabili politici è affinché “sia impiegato ogni mezzo per assicurare che gli individui e le comunità, compresi i cristiani, possano rimanere nelle loro terre natie e godano del diritto fondamentale di vivere in pace e sicurezza. Sono urgentemente necessari un più ampio consenso internazionale e un programma di assistenza per affermare lo stato di diritto, difendere i diritti umani fondamentali in questa situazione divenuta insostenibile, proteggere le minoranze, combattere il traffico e il contrabbando di esseri umani, eliminare le rotte di viaggio pericolose che attraversano l’Egeo e tutto il Mediterraneo, e provvedere procedure sicure di reinsediamento”. Nella dichiarazione congiunta i tre leader religiosi chiedono anche la fine della guerra e della violenza in Medio Oriente.

Occorre “riconoscere la bancarotta dell’umanità e della solidarietà che l’Europa ha mostrato a questi migranti e non soltanto a loro”, ha detto l’arcivescovo di Atene Ieronymos. Da Lesbo “spero che abbia inizio un movimento mondiale di consapevolezza per un cambiamento dell’attuale situazione da parte di coloro che hanno nelle mani il destino delle nazioni e per riportare la pace e la sicurezza per ogni casa, per ogni famiglia e per ogni cittadino”. Ieronimo chiede a chi ha in mano il destino delle nazioni di fermare la bancarotta dell’umanità, di porre fine ad ogni forma di svalutazione della persona umana“.

“Il mondo sarà giudicato dal modo in cui vi ha trattato. E saremo tutti responsabili per il modo in cui rispondiamo alla crisi e al conflitto nelle vostre regioni di origine”, ha rincarato il Patriarca Bartolomeo, nel suo discorso. “Abbiamo viaggiato fin qui per guardare nei vostri occhi, sentire le vostre voci e tenere le vostre mani nelle nostre. Abbiamo viaggiato fin qui per dirvi che ci preoccupiamo di voi. Abbiamo viaggiato fin qui perché il mondo non vi ha dimenticato. Con i nostri fratelli, Papa Francesco e l’Arcivescovo Ieronymos, oggi siamo qui per esprimere la nostra solidarietà e il sostegno al popolo greco che vi ha accolto e si è preso cura di voi. E noi siamo qui per ricordarvi che – anche quando le persone ci voltano le spalle – Dio è per noi rifugio e fortezza, nostro aiuto nelle angosce. E perciò non dobbiamo avere paura”.

“Il Mediterraneo non deve essere una tomba. Si tratta di un luogo di vita, di un crocevia di culture e civiltà, di un luogo di scambio e di dialogo. Per riscoprire la sua vocazione originaria, il Mare Nostrum, e più precisamente il Mar Egeo, dove ci riuniamo oggi, deve diventare un mare di pace ha proseguito -. Preghiamo perché i conflitti in Medio Oriente, che sono alla radice della crisi migranti, cessino rapidamente e che sia ripristinata la pace. Preghiamo per tutti i popoli di questa regione. In particolare vorremmo sottolineare la drammatica situazione dei cristiani in Medio Oriente, così come quella delle altre minoranze etniche e religiose della regione, che hanno bisogno di interventi urgenti, se non vogliamo vederli scomparire”.  Quindi la promessa: “Vi promettiamo che non vi dimenticheremo mai. Non smetteremo mai di parlare per voi. E vi assicuriamo che faremo di tutto per aprire gli occhi e il cuore del mondo. La pace non è la fine della storia. La pace è l’inizio di una storia legata al futuro. L’Europa dovrebbe saperlo meglio di qualsiasi altro continente. Questa bellissima isola in cui ci troviamo in questo momento è solo un punto nella carta geografica. Per dominare il vento e il mare in burrasca, Gesù, come racconta il Vangelo, intimò al vento di arrestarsi, quando la barca sulla quale si trovava insieme ai suoi discepoli era in pericolo. Alla fine, dopo la tempesta, tornò la calma”.

Prima di rientrare a Roma, proprio come aveva fatto a Lampedusa, Francesco ha voluto pregare per i migranti morti in mare durante i loro “viaggi della speranza” lanciando, insieme con Bartolomeo I e Ieronymos, una corona di alloro in mare. Nel suo discorso alla cittadinanza e alla comunità cattolica al porto di Lesbo il Papa ha sottolineato che “le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere. Purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini”.

Per Bergoglio “voi, abitanti di Lesbo, dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri. Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali. Prima di tutto – ha aggiunto il Papa – è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza. Va invece promossa senza stancarsi la collaborazione tra i Paesi, le Organizzazioni internazionali e le istituzioni umanitarie, non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza. In questa prospettiva rinnovo l’auspicio che abbia successo il Primo Vertice umanitario mondiale che avrà luogo a Istanbul il mese prossimo”.

Francesco ha voluto compiere anche un gesto concreto portando con sé a Roma sul volo papale 12 profughi che saranno ospiti della Comunità di Sant’Egidio. Un segno che segue l’appello di Bergoglio a ogni parrocchia e santuario d’Europa ad accogliere almeno una famiglia di immigrati, come ha fatto il Vaticano. “Il Papa – ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone che erano già presenti nei campi di accoglienza di Lesbo prima dell’accordo fra Unione Europea e Turchia. L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. Tutti i membri delle tre famiglie sono musulmani. Due famiglie vengono da Damasco, una da Deir Azzor, nella zona occupata dal Daesh. Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle tre famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio”.

@FrancescoGrana