Amelia Frascaroli, assessore al Welfare del Comune di Bologna, imputata nel processo in rito abbreviato per le nozze ‘in extremis’, è stata assolta. Era accusata di falso, davanti al gup Letizio Magliaro, per aver celebrato il 22 luglio 2013 un matrimonio tra un ex vigile 72enne e un’ucraina di 54. Per l’accusa la straniera, come istigatrice, e l’assessore, come pubblico ufficiale, formarono il falso nel momento in cui si sosteneva che lo sposo, che morì poco dopo, era in grado di intendere e di volere e quindi che aveva espresso la volontà di contrarre matrimonio. La straniera, prosciolta per il falso, è stata rinviata a giudizio per circonvenzione di incapace. Assolto in abbreviato anche il terzo imputato, un notaio.

“L’imputazione non aveva le gambe su cui camminare. Il giudice ha fotografato un quadro probatorio netto”. E’ stato il commento dell’avvocato Alessandro Gamberini, difensore di Frascaroli, dopo l’assoluzione per l’assessore comunale nel processo sulle ‘nozze in extremis’. Gamberini ha spiegato che Frascaroli è stata assolta con la formula perché il fatto non sussiste per una parte di accuse e perché il fatto non costituisce reato per un’altra parte. Soddisfazione anche da parte dell’avvocato Marco D’Apote, legale del notaio imputato per una presunta falsità nel testamento del vigile morto in favore della donna ucraina: “Era un’imputazione non supportata da alcun elemento – ha detto – e la sentenza, con una formula liberatoria di massima ampiezza, fuga ogni dubbio”. Interpellato sulla sentenza, il procuratore aggiunto Valter Giovannini ha risposto: “Attendiamo di leggere le motivazioni per valutare un eventuale appello”.