Non sa se voterà, ma se deciderà di recarsi alle urne il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti (Udc) voterà no al referendum sulle trivelle del 17 aprile. Galletti, intervistato da Corriere.it, ha spiegato che “col referendum si affronta il problema delle trivelle con l’ideologia, invece io dico di affrontarlo dal punto di vista scientifico”. Per il ministro serve abbandonare il petrolio raggiungendo lo “sviluppo sostenibile. Ma abbiamo ancora un’economia che va per il 90 per cento con il petrolio e se non lo trivelliamo noi lo dobbiamo a andare a prendere altrove. Oltretutto noi in Europa abbiamo la normativa più stringente”, perché “oltre al principio di precauzione abbiamo applicato anche il principio di prudenza. Mi fa ridere che noi citiamo sempre i Paesi più verdi, tipo Norvegia, Svezia, Gran Bretagna, che poi sono quelli che trivellano di più”. Secondo Galletti la vittoria del sì avrebbe un effetto “minimo” che “avrebbe come risultato finale di diminuire gli investimenti di chi ha la concessione” e questo “con un maggior pericolo per l’ambiente. Per questo dico che è puramente ideologico: perché vuol far credere alle gente che ‘o sei per le trivelle o sei contro le trivelle’. Un po’ quello che è successo con l’acqua pubblica”.

Quanto alla polemica tra il governo e alcuni presidenti di Regione (Michele Emiliano in testa che ieri ha polemizzato direttamente con il presidente del Consiglio) Galletti dice che se fosse governatore “mi preoccuperei di più della depurazione e delle discariche, dove ci sono delle infrazioni Ue e ho dovuto commissariare”. Secondo Galletti “dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa non ce ne sono. Se continuiamo a far passare l’idea che l’ambiente è contro lo sviluppo noi non faremo mai il bene dell’ambiente. Dobbiamo convincere le imprese a portare avanti uno sviluppo compatibile con l’ambiente: chi prima capisce questo avrà più opportunità economiche, chi lo capisce dopo sarà fuori dal mercato”. Anche Galletti, come Matteo Renzi, dice che “perdere il referendum vorrebbe dire 10.000 posti di lavoro”. Il ministro ricorda anche che “se si prendono solo quelli che spingono un bottone sono 70; ma se per esempio si va a Ravenna c’è un’economia vera: solo lì sono 7mila posti di lavoro collegati al settore”.

Di oggi anche la presa di posizione, ovvia, dell’amministratore delegato di Edison, Marc Benayoun: “Un risultato positivo del referendum sulle trivelle col raggiungimento del quorum – dice – sarebbe un grave rischio per un’industria necessaria per l’Italia, un’attività sicura e con molti posti di lavoro”. Per Benayoun “il referendum potrebbe ridurre la visibilità per gli investimenti e la produzione di idrocarburi in Italia. Oggi il petrolio è abbondante e con un prezzo basso, ma questo potrebbe cambiare rapidamente. Il mercato del petrolio è eccessivamente volatile ed è un asset importante per l’Italia”. Edison possiede due impianti, uno in Sicilia (al largo di Ragusa) e uno nell’Adriatico, al largo di Civitanova Marche, in provincia di Macerata.

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