Il fondo per le vittime di mafia fermo da cinque mesi. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio attacca il governo e chiede che venga sbloccata la situazione, il presidente del Consiglio Matteo Renzi risponde: “Mossa misera e meschina”. E’ ancora scontro tra M5s e Pd dopo la protesta del deputato grillino che in occasione della commemorazione di Don Peppe Diana ha accusato le istituzioni di aver fermato le risorse. A confermargli lo stop era stato il sottosegretario Domenico Manzione in Aula venerdì 18 marzo, spiegando che dopo un ricorso al Consiglio di Stato le richieste sono state congelate fino a febbraio scorso. La presidenza del Consiglio nelle scorse ore ha smentito che ci siano stati tagli e il ministro Maria Elena Boschi ha attaccato “la strumentalizzazione del M5s”. Intanto sul Mattino di Napoli la moglie dell’imprenditore ucciso dalla camorra Domenico Noviello ha dichiarato che non riceve fondi dal 2015 e il presidente di Libera Don Luigi Ciotti ha fatto un appello ai politici perché si assumano le loro responsabilità.

Fondo bloccato da novembre 2015
La scoperta di Di Maio risale a venerdì 18 marzo. Il deputato M5s ha fatto un’interpellanza alla Camera per chiedere chiarimenti sulla questione e il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, fratello di Antonella, ex capo dei Vigili di Firenze e ora titolare del dipartimento affari giuridici legislativi, ha riconosciuto che lo stop risale a novembre 2015. In quell’occasione infatti il neo commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime di mafia si è appellato al Consiglio di Stato per chiedere chiarimenti sui criteri di assegnazione dei soldi e fermato di conseguenza tutte le erogazioni. Il problema riguarda “dubbi interpretativi della legge“. La risposta è arrivata a febbraio 2016 e l’esecutivo ha fatto sapere che da questo momento in poi riprenderà l’esame delle pratiche. “Dal 2011 a oggi”, si legge nella risposta all’interpellanza di Di Maio, “si è registrata un’inversione di tendenza che ha visto le associazioni costituite parte civile presentare un numero di domande di accesso al Fondo di rotazione superiore a quello delle stesse vittime. Questa situazione è stata ritenuta, evidentemente, meritevole di approfondimento. Il Consiglio di Stato, pur riconoscendo la sussistenza delle criticità segnalate dal Commissario ha tuttavia rilevato come, a legislazione vigente, non sia possibile introdurre, per via regolamentare e tanto meno amministrativa, ovviamente, criteri selettivi o requisiti di legittimazione all’accesso al Fondo”.

Don Ciotti: “Politici si assumano responsabilità”
A sottoscrivere la richiesta di Di Maio è arrivato anche Don Luigi Ciotti: “La vicenda del blocco dei fondi per i familiari delle vittime dei clan va risolta con un’assunzione di responsabilità dei politici“, ha detto il presidente di Libera. “Il seme gettato da don Diana con il suo sacrificio deve essere valorizzato anche se oggi sulla lotta alla mafia registro qualche successo ma anche tanti ritardi e compromessi”. Don Ciotti ha commentato le parole di Di Maio del 19 marzo scorso mentre si trovata al cimitero di Casal di Principe per ricordare don Peppe Diana.

La situazione è stata anche denunciata in un’intervista al Mattino dalla moglie dell’imprenditore assassinato dalla camorra Domenico Noviello. La donna ha infatti confermato che non riceve fondi dal 2015. Critiche anche da Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili: “E’ da quel di che il Fondo 512 legge del 1999 invece di essere finanziato autonomamente con cifre annuali adeguate è stato inglobato nei fondi per l’usura, un unico calderone, e la sua funzione lascia a desiderare. Il Fondo 512 del 1999 è il fiore all’occhiello delle leggi italiane per il contrasto alla mafia, perché implica una sentenza prima penale e poi civile, finanziato con cifre non sufficienti al fabbisogno delle cause civili contro la mafia, ha dovuto confluire in un fondo unico che tira avanti come può. Sono 15 anni che ci battiamo per il Fondo 512 del 1999 e ogni qualvolta si presenta una esigenza i tempi di elargizione sono biblici rispetto alle esigenze delle vittime”.

Pd all’attacco: “Di Maio si dimetta”. Lui: “Intervenga Mattarella”
I democratici in blocco hanno chiesto le dimissioni del vicepresidente della Camera perché “avrebbe mentito”. E lo stesso Renzi, parlando davanti alla platea dei Giovani democratici ha detto: “Pensare davanti ai martiri che si possa utilizzare una cerimonia per Don Diana per tirarsi addosso è il segno più meschino e misero a cui può arrivare la politica”. Il premier ha ricordato che don Peppe Diana era capo degli scout, “anch’io ero scout, per alcuni di noi è stato un punto di riferimento. Io mi ricordo quelle marce, e ho i brividi. Non consentite a nessuno di strumentalizzare i martiri, di essere così tristemente meschini da dover strumentalizzare. Noi rispondiamo che le vittime, i martiri non sono lì per essere chiamate in ballo, perché ci sono limiti oltre i quali non si può andare. Mai arrivare al punto di strumentalizzare le vittime, fermatevi prima, un minuto prima”.

A chiedere a Di Maio di fare un passo indietro è stato il capogruppo a Montecitorio Ettore Rosato: “Non è nuovo al mancato rispetto del suo ruolo istituzionale”, ha detto, “ma quanto accaduto ieri è di una gravità assoluta: ha detto menzogne nel suo ruolo istituzionale strumentalizzando una vittima della camorra per interessi di parte”. Di Maio oggi però ha ribadito il suo intervento perché la situazione venga sbloccata: “Il 21 marzo si ricordano le vittime di mafia, per questo chiedo l’intervento di Mattarella su un fatto gravissimo: il governo blocca i fondi ma sostiene il contrario, le famiglie smentiscono e confermano che i fondi sono bloccati. Se domani il presidente della Repubblica, nelle esternazioni che farà, potesse fare un accenno a questo tema, sono sicuro che contribuirebbe a sistemare la situazione”.

Bindi: “Non ci risultano sospensioni”. Boschi: “Criteri più rigidi”
Nelle scorse ore anche la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi aveva condannato il comportamento di Di Maio durante la commemorazione di Don Diana e aveva detto che “non risultano sospensioni nell’erogazione dei fondi, che nel corso del 2015 sono aumentati del 55%, mentre da ottobre 2015 al febbraio 2016 sono stati già deliberati risarcimenti per oltre 20 milioni di euro”. Sul tema è intervenuto anche il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che ha attaccato: “Di Maio mente sapendo di mentire. Non c’è stato nessun taglio ai fondi alle vittime di mafia. Come è noto, il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso si autoalimenta durante il corso dell’anno in base alle richieste che arrivano e vengono valutate da un’apposita Commissione. Si stanno invece definendo criteri più rigidi per l’erogazione dei rimborsi delle spese legali alle associazioni di vittime della mafia”.