I consumi “culturali” se li può permettere solo chi ha lo stomaco pieno. E così, ci pare degna della prima pagina la notizia che nei primi 75 giorni del 2016 ai botteghini del cinema si sono allungate le file (di questo siamo testimoni in prima persona) e sono aumentate le vendite. Gli spettatori hanno oltrepassato i 35 milioni, e si sono piazzati al massimo da moltissimi anni a questa parte, aumentando di moltissimo anche rispetto ai livelli precedenti alle bolle finanziarie e alle crisi degli ultimi venti anni.

Siamo alla colomba che ritorna nell’Arca ad annunciare che le acque del diluvio si sono asciugate e che tutto può tornare come prima? Questo saremmo indotti a pensare osservando che insieme con l’aumento degli spettatori del grande schermo sta crescendo anche il fatturato delle industrie automobilistiche. Ma non siamo sicuri che i due fenomeni vadano interpretati allo stesso modo. Infatti le automobili potrebbero aumentare le vendite anche soltanto perché, crisi o non crisi, quelle troppo malandate devi per forza sostituirle, e quindi molti, dopo avere negli ultimi anni tirato il collo alle vecchie carrette potrebbero essere stati in parte costretti a cambiarle con quelle nuove.

Ma nessuno potrebbe costringere ad andare al cinema, specie avendo la televisione in casa, chi stesse ancora combattendo per arrivare alla fine del mese. Per cui, la folla ai botteghini è indubbiamente un segno di miglioramento della situazione economica, specie per gli strati sociali del ceto medio-alto che, basta dare un’occhiata lombrosiana a chi popola le platee, sono quelli che da sempre destinano più denaro all’acquisto di giornali, libri, dischi e biglietti vari.

Può anche darsi, peraltro, che stiamo assistendo a qualcosa di diverso da una tradizionale svolta congiunturale di quelle che risuonavano nel titolo (“La Congiuntura”) di un film di Ettore Scola della metà degli anni 60’, quando il miracolo economico del dopoguerra cominciava a mostrare la corda, ma ancora pareva che il problema fosse quello di una nottata che aveva da passare.

Se la crisi attuale, come si legge qua e là, deriva da inciampi strutturali (essenzialmente, la saturazione dei consumi di chi ha i soldi e la mancanza di soldi di chi ha consumi da saturare: così la macchina dello sviluppo del Pil si è bloccata e il capitale è meno garantito), magari sta accadendo che stia prendendo piede un vero cambio di stile di vita per cui chi ha i soldi in tasca, anziché ributtarsi sui vecchi consumi o su investimenti ormai a tasso zero, ha preso a fare crescere la spesa in informazione, educazione e intrattenimento, e cioè in accumulo di “capitale culturale”, prezioso per districarsi al meglio nella vita, per non dire che lo metti al sicuro nella tua stessa testa, più affidabile della banca dove sta rinchiuso il tuo piccolo o grande “capitale patrimoniale”. Vedi un po’ che pensieri si arrivano a fare partendo da una inusuale fila al cinema!