Martedì scorso Ballarò e Dimartedì sommati insieme sono arrivati di parecchio sopra i tre milioni di spettatori (1,8 milioni per Giannini e 1,7 milioni per Floris). Siamo così ai livelli che erano consueti per il Ballarò originale e solitario dei tempi andati.

Impossibile dire se questa ripresa sia frutto di circostanze esterne, quali la dialettica politica più accentuata per l’avvicinarsi di importanti elezioni amministrative, o se invece gli autori comincino a trarre frutto dalle innovazioni strutturali che entrambi i programmi hanno da tempo avviato, con l’adozione del format “lasagna”. Strutturato cioè in una serie di momenti che lo spettatore di passaggio può soffermarsi a guardare proprio e nella misura in cui abbia imparato che vi si può dedicare per circa dieci/quindici minuti e trarne comunque qualche succo senza doversi sobbarcare la maratone fino a notte inoltrata. Così chi adora Salvini se lo gode e chi lo detesta può zappare altrove, ma sapendo che riaffacciandosi più tardi non se lo ritroverà davanti. Non come nei format di una volta, dove se ti beccavi un Belpietro all’inizio sapevi che quel volitivo profilo ti avrebbe accompagnato fino alla fine.

Dato agli autori quel che è degli autori, c’è anche da osservare che i dati sono di certo influenzati dal repentino allontanamento dalla televisione di flusso, sia free che a pagamento (meno due milioni di spettatori rispetto all’anno passato, mica bruscolini!) dei “giovani”. Così, tolti quelli che sono fuori casa a fare bisboccia grazie a qualche soldo in più sopravvenuto nelle tasche (la pur iniziale diminuzione della disoccupazione e delle relative ristrettezze in qualche modo qui si manifesta) e tolti anche gli altri impegnati, altro che televisione, a whatsappare l’organizzazione delle uscite del domani, restano in casa quelli che più antropologicamente somigliano al Giannini e al Floris, cioè ai bravi ragazzi che precocemente studiano da adulti. Quei ragazzi “molto maturi” (come si diceva un tempo) che riescono senza soffrire a cogovernare il telecomando insieme con il pubblico più anziano e se ne fanno anzi in qualche modo trascinare. Perché si sa che gli anziani sono comunque la roccaforte degli appassionati di chiacchiere e di politica, dato che, in grazia o per colpa della anagrafia, con la politica hanno convissuto più a lungo e meglio ne comprendono i gerghi e i riferimenti.

Un po’ come accade a quelli che, avendo cominciato a seguire le vicende de’ Il Segreto per amore di Pepa, non riescono più a staccarsene, perché anche se Pepa non c’è più, sono totalmente avvolti nei fili delle vicende e delle relazioni che da essa si dipanano.