I nodi non mancano. A cominciare dalla discussa norma che fissa al primo gennaio 2018 l’abolizione del servizio di maggior tutela del mercato elettrico per circa 20 milioni di clienti domestici e 4 milioni di piccole e medie imprese. L’equivalente, più o meno, del 20% dei consumi di energia elettrica nazionali. Un punto sul quale, chi si aspettava nei giorni scorsi un cambio di rotta da parte del governo, è rimasto almeno per ora deluso. Ma la partita sullo spinoso e contestato tema affrontato nel ddl Concorrenza all’esame della commissione Industria del Senato potrebbe ancora riaprirsi.

A BUON MERCATO – Con l’intervento del presidente della commissione Industria di Palazzo Madama in quota Pd, Massimo Mucchetti, che insieme alla collega Linda Lanzillotta ha presentato un sub-emendamento correttivo per introdurre alcune modifiche sostanziali all’attuale stesura del testo. Proprio come hanno fatto i colleghi del M5S, Gianni Girotto e Gianluca Castaldi. Ma su cosa verte la diatriba? La questione riguarda l’abolizione del cosiddetto mercato tutelato. In forza del quale, oggi i clienti possono scegliere di acquistare energia elettrica sul libero mercato o dal servizio in tutela assicurato dall’Acquirente unico, la società per azioni del gruppo Gse (Gestore dei servizi energetici), cui è affidato, per legge, il ruolo di garante della fornitura di energia elettrica ai piccoli consumatori (famiglie e piccole imprese). In pratica, Acquirente unico acquista energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e la cede ai distributori o alle imprese di vendita al dettaglio per la fornitura ai clienti del mercato tutelato, i cui prezzi sono stabiliti dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi). Il servizio è erogato al cliente finale dall’impresa distributrice competente sul territorio (per oltre il 70% affidato ad Enel) tramite una società di vendita. Il prezzo dell’energia elettrica per i clienti del mercato tutelato è ovviamente più basso (circa il 15-20% in meno) rispetto a quello del mercato libero.

ASTE AL RIBASSO – Ma cosa ne sarebbe di questi clienti alla data del primo gennaio 2018? Se il ddl Concorrenza fosse approvato nell’attuale versione, si troverebbero di fronte una duplice opzione: scegliere un fornitore sul libero mercato oppure non scegliere. Nel secondo caso si ritroverebbero a trasmigrare nel nuovo “servizio di salvaguardia”. In sostanza, le loro utenze verrebbero assegnate ai fornitori di energia attraverso aste, “a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero. Una formulazione che, come denunciato dalle associazioni dei consumatori, lascia presagire per il futuro prezzi più alti rispetto a quelli praticati attualmente ai clienti del mercato tutelato. Questo il punto su cui ruotano i sub-emendamenti. Il primo, quello dei grillini Girotto e Castaldi, chiede in sostanza che si proceda mediante “procedure d’asta competitive” per offrire “le migliori condizioni” di vendita ai “clienti che “residuano nel servizio di maggior tutela”. Un correttivo che, sentito da ilfattoquotidiano.it, lo stesso Girotto motiva così: “Mentre il petrolio è al minimo storico in Italia avremo un incremento di oltre il 20% del prezzo della bolletta elettrica per 24 milioni di utenze tra clienti domestici e imprese – accusa –. Altro che sconto del 10% propagandato da Renzi. La manovra guidata in Parlamento da rappresentanti del ministro Guidi è un assegno in bianco ai venditori di energia che godranno di questa riforma”. L’obiettivo è quello di “modificare le disposizioni nelle quali viene soppresso il servizio universale per garantire ai clienti la fornitura e prezzi ragionevoli e di inserire delle aste al ribasso per calmierare il prezzo” della fornitura elettrica. “Se solo la maggioranza volesse – conclude Girotto – potremmo salvare i milioni di clienti da un’ingiustizia che diversamente sarebbe un altro schiaffo della casta a chi quotidianamente lavora per mantenere vivo questo bel Paese”.

CONCORRENZA APPARENTE – Più articolato il testo presentato dal presidente della commissione Massimo Mucchetti e co-firmato dalla collega Lanzillotta. “Il ddl Concorrenza non prevede alcune risposte alla domanda su che fine faranno i clienti oggi serviti in regime di maggior tutela. In assenza di tale risposta i clienti restano a chi li sta attualmente servendo e cioè per il 74% ad Enel. Che dall’ora ‘X’ in avanti li potrà servire applicando loro non già il prezzo stabilito dall’Aeegsi, che è sempre stato nettamente più basso delle offerte di mercato, ma il prezzo liberamente proposto dal fornitore”. Ricordando che “dal 2007 il mercato elettrico è stato completamente liberalizzato”, Mucchetti boccia l’attuale stesura della norma. “Perché, di fatto, non aumenta il grado di liberalizzazione ma toglie un servizio gradito al pubblico in favore delle imprese che oggi hanno una posizione dominante sul mercato”. In pratica, accusa il presidente della commissione Industria, in contrasto con la linea del governo e della sua stessa maggioranza, “fa il contrario di quello che dovrebbe fare una legislazione pro concorrenziale”. Una distorsione che con il suo sub emendamento si prefigge di correggere. “Propongo che, non nel 2018, ma da subito, tempo tre mesi, l’Autorità faccia una serie di gare su base regionale per offrire una forma nuova di fornitura di energia elettrica basica a un prezzo formato da due componenti”. Una variabile “correlata alla media trimestrale dei prezzi per fascia oraria del mercato del giorno prima”, si legge nel testo, e una fissa, “oggetto delle offerte”. Che rappresenta, spiega Mucchetti, il quantum che l’azienda aggiunge per coprire costi di distribuzione e lucrare un margine di profitto. “Essendoci una gara, la componente variabile non è nella disponibilità del fornitore, al contrario della componente fissa – aggiunge il senatore del Pd –. Chi è più efficiente e/o meno avido offrirà una componente fissa più bassa”. Non solo. La proposta di modifica del presidente della commissione fissa anche un tetto antitrust del 50%: “Nessuno può avere più della metà dei clienti”, ferma restando la possibilità, in ogni momento, per i clienti stessi di migrare verso altro fornitore. “Non capisco perché questo sistema, che è un sistema semplice, non venga adottato”, conclude Mucchetti.

APERTI AL CONFRONTO – Ora la parola passa ai relatori. Che hanno tempo fino al momento delle votazioni per accogliere, eventualmente, le soluzioni proposte. “Siamo disponibili ad esaminare, quando ci arriveremo la settimana prossima, i sub-emendamenti ed eventuali correttivi che possano farci raggiungere lo scopo che è quello di passare al mercato libero e creare, quindi, più concorrenza”, assicura a ilfattoquotidiano.it il relatore Luigi Tomaselli che condivide il ruolo con il collega di Area popolare Luigi Marino. “Se ci sono correttivi formali che possano garantire i consumatori, compresi coloro i quali non dovessero scegliere alla data del 1° gennaio 2018, c’è da parte nostra piena disponibilità a discuterne – aggiunge –. Il nostro obiettivo è il contrario di quello paventato: siamo assolutamente convinti che, favorendo il passaggio al mercato libero, la concorrenza produrrà un abbattimento e non certo un innalzamento dei costi della bolletta”. Quanto alla sostituzione del servizio universale, disciplinato dalla legislazione europea, con il servizio di salvaguardia e il relativo rischio di incappare in una procedure d’infrazione da parte dell’Ue, Tomaselli ammette:  “E’ un’obiezione che abbiamo recepito – assicura – e che sarà oggetto di un’ulteriore modifica”. Di che tipo e in che misura resta da vedere.

Twitter: @Antonio_Pitoni