“Fratture, abrasioni, ustioni e lividi in più parti del corpo”. Ferite che potrebbero essere i segni di torture. E’ quanto emerge dall’autopsia – così come dagli esami svolti in Italia – effettuata nelle scorse settimane in Egitto sul cadavere di Giulio Regeni. Lo ha riferito lunedì 14 marzo la procura generale della Repubblica d’Araba d’Egitto al procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e al pm Sergio Colaiocco, nel corso dell’incontro durato circa due ore e mezza con il procuratore generale Nabil Ahmed Sadek.

Secondo l’esame autoptico svolto al Cairo le ferite sono state “provocate da corpi solidi e in alcuni casi strumenti ruvidi“. A loro volta i magistrati romani hanno spiegato ai loro interlocutori l’esito dell’autopsia fatta a Roma dai consulenti della Procura Vittorio Fineschi che ha messo in luce le lesioni attraverso esame radiologico e tac.

Secondo quanto si è appreso, le autorità egiziane hanno assicurato la massima collaborazione con le nostre autorità senza tralasciare alcuna pista investigativa anche se gli accertamenti toccheranno ambienti legati alle forze dell’ordine. Ma, almeno per ora, le richieste dei pm italiani, rinnovate ieri al Cairo, dei materiali di indagine non ancora arrivati dalla capitale egiziana, non hanno avuto seguito. Mancano ancora all’appello i dati delle celle telefoniche, e i video delle telecamere di sorveglianza di metropolitane e negozi del quartiere nel quale Giulio viveva ed è sparito il 25 gennaio scorso, dei quali la procura di Roma, anche ieri al Cairo, ha fatto esplicita richiesta. Inoltre i documenti inviati fino a oggi dall’Egitto contengono informazioni sommarie e carenti anche sui verbali delle testimonianze raccolte dagli inquirenti egiziani. Ieri il procuratore generale della Repubblica Araba di Egitto Nabil Ahmed Sadek ha assicurato ai magistrati italiani che i altri materiali arriveranno.

Intanto è stato confermato che si svolgerà a Roma, probabilmente prima di Pasqua, l’incontro tra la polizia italiana e quella egiziana al lavoro sul caso. In base a quanto si apprende, inoltre, al momento il team investigativo di Ros e Sco, inviato dalla Procura di Roma al Cairo oltre un mese fa, continuerà a restare nella capitale egiziana almeno fino a quando non sarà fissata la data dell’incontro a Roma.