Le commissioni Finanze di Camera e Senato hanno approvato i loro pareri sul discusso decreto attuativo della direttiva europea sui mutui, chiedendo al governo modifiche sui punti che hanno causato più polemiche: in particolare la possibilità per le banche di mettere direttamente sul mercato l’immobile senza passare dal tribunale se il proprietario non paga sette rate (anche non consecutive), il via libera alla vendita della casa a qualsiasi prezzo, senza garanzie per il debitore – che potrebbe quindi essere chiamato a versare la differenza tra il ricavato e il mutuo residuo – e la retroattività delle nuove norme. Il viceministro all’Economia, Enrico Morando, ha detto che l’esecutivo è “pronto ad accogliere” le richieste di “ulteriori vincoli a favore dei mutuatari”.

Secondo M5S, Alternativa Libera-Possibile, Sinistra italiana e Lega le novità restano comunque insufficienti. Al-Possibile parla di “complicità con i banchieri” accusando in una nota il Pd di “prendere in giro i cittadini fingendo di introdurre nuove tutele che saranno aggirate dagli istituti di credito facendo firmare ai mutuatari, contestualmente alla stipula del contratto, delle semplici dichiarazioni che consentiranno l’esproprio automatico della casa al momento dell’inadempimento”. I Cinque Stelle continuano a chiedere il ritiro del decreto perché “a prescindere dal numero di rate non pagate, è inaccettabile la trasformazione in legge del principio secondo cui la casa può essere strappata per via diretta al mutuatario dalla banca”. Per il deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia il parere è stato “preparato dall’azionista di maggioranza, il Pd” e “fa un grande regalo alle banche del valore di miliardi, senza dare nulla in cambio alle famiglie”.

La prima condizione contenuta nel parere di Montecitorio, messo a punto dal relatore Giovanni Sanga (Pd) e approvato dai partiti di maggioranza con il no di Lega, Sinistra italiana e Movimento 5 stelle, prevede che la clausola che consente di far passare alla banca la casa senza andare in Tribunale possa scattare dopo 18 rate non pagate e non sette. Poi la banca si deve impegnare “a valorizzare l’immobile al miglior prezzo di realizzo possibile, indipendentemente dall’ammontare del debito residuo”, e la vendita deve determinare “comunque l’estinzione del debito, anche nel caso in cui il valore del bene sia inferiore al debito”. Quindi il proprietario che si vede togliere la casa non potrà vedersi chiedere soldi in più. Altra condizione è che sia specificato che le norme si applicano solo per il futuro. Inoltre l’esecutivo dovrà “emanare un atto di normativa secondaria” per specificare i profili attuativi della disposizione, al fine di fugare incertezze (…) e per assicurare adeguata tutela ai diritti dei consumatori e garantire che il debitore sia pienamente avvertito e consapevole del contenuto all’accordo previsto e dei suoi possibili esiti, evitando in tal modo squilibri o asimmetrie informative tra le parti”.

Infine il governo è chiamato a “formalizzare in norma di rango primario”, cioè in una legge, il cosiddetto “patto marciano“, quello in base al quale il creditore in caso di inadempimento entra in possesso del bene ma deve versare al debitore la differenza tra il suo valore, stimato da un soggetto terzo, e l’importo del credito. Come sottolineato nel parere dei tecnici del Senato, si tratta di un’ipotesi lecita e compatibile con la Costituzione e il codice civile, diversamente dal patto commissorio, nel quale la prima versione del decreto rischiava di sconfinare. Il patto commissorio, in base al quale il mancato pagamento fa scattare il trasferimento della proprietà al creditore, è vietato per legge e continuerà a non essere consentito.

La Finanze del Senato ha chiesto dal canto suo di “chiarire che il dlgs Mutui si applica solo ai mutui futuri”, “fugare incertezze e assicurare adeguata tutela ai diritti dei consumatori”, specificare che l’inadempienza nel pagamento si ha “per una morosità non inferiore a 18 rate mensili” o eventualmente per una percentuale del mutuo stesso “di entità stabilita dal ministero” e che solo in questo caso si può vendere la casa e che la vendita determina comunque l’estinzione del debito, anche nel caso in cui il valore del bene sia inferiore.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante il question time alla Camera, ha ricordato che le norme attuali consentono “la sospensione per 18 mesi delle rate dei mutui” in caso di alcune condizioni del debitore (moratoria) e “il finanziatore non vi si può opporre” e ha sostenuto che il decreto impone di “esercitare ragionevole grado di tolleranza prima di avviare le procedure” di pignoramento e le esecuzioni forzate dell’immobile. Il titolare del Tesoro, rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 stelle,  ha anche snocciolato i dati sulle esecuzioni immobiliari giudiziarie degli ultimi tre anni: sono state “71.535 nel 2013, 68.400 nel 2014 e 55.860 nel 2015”.