Svolta nell’inchiesta sulla pedofilia australiana. Nel terzo interrogatorio della Commissione nazionale che indaga sugli abusi sessuali sui minori, il cardinale George Pell ha accusato il vescovo suo predecessore alla guida della diocesi australiana di Melbourne, monsignor Frank Little, di aver coperto la pedofilia: “Non ha agito come avrebbe dovuto”. I giudici australiani ritengono di avere le prove che Little, morto nel 2008, custodisse un dossier segreto pieno di “lettere di denunce fatte da ogni sorta di persone, dai genitori in particolare, dalle vittime stesse”. Pell ha confermato queste accuse: “Monsignor Little in alcune occasioni non ha agito come avrebbe dovuto e certamente non ha dato e non ha cercato informazioni adeguate mettendole a disposizione del comitato consultivo per la gestione del personale ecclesiastico”.

Il cardinale nella prima audizione via webcam da Roma con l’Australia aveva ammesso che “la Chiesa cattolica ha commesso errori enormi sulla pedofilia, ma sta lavorando per rimediare”. E nel secondo interrogatorio aveva aggiunto: “La pedofilia di un prete? Storia triste ma non di grande interesse per me”. Affermazione che aveva suscitato dure critiche tra le 14 vittime presenti a Roma alle audizioni e tra i loro sostenitori che le accompagnano. Vittime che hanno chiesto udienza al Papa per chiedere che intervenga nella vicenda. Esse si appellano proprio alle parole che Bergoglio ha pronunciato sul volo di ritorno dal Messico a Roma: “I vescovi che coprono i preti pedofili è meglio che si dimettano”.

Nell’audizione è stato anche esaminato il caso di padre Edward Dowlan, condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione per 16 capi d’accusa riguardanti abusi su undici studenti di quattro scuole diverse: “Avevo sentito – ha affermato Pell – qualche voce di comportamenti inadeguati negli anni Settanta e avevo concluso che riguardassero comportamenti pedofili”. Anche padre Dowlan, come altri sacerdoti della sua diocesi, fu trasferito in un’altra parrocchia.

“Non sapevo esattamente quello di cui era accusato – ha precisato il cardinale – ma 40 anni fa o più di 40 anni fa ho ipotizzato che con il trasferimento venissero adottate misure più adeguate”. “Ha fatto queste supposizioni, ma si è informato?”, ha ribattuto il presidente della commissione d’inchiesta Peter McClellan. “No, non l’ho fatto”, ha replicato il porporato che si è difeso sostenendo di non aver mai saputo il nome delle vittime, né che ve ne fosse un alto numero o che gli abusi di padre Dowlan fossero di pubblico dominio nella scuola.

Twitter: @FrancescoGrana