Il Senato ha votato la fiducia chiesta dal governo sul disegno di legge per l’omicidio stradale. I voti a favore sono stati 149, 3 i contrari e 15 gli astenuti. I sì sono arrivato dai senatori della maggioranza, le astensioni (che al Senato valgono come voto contrario) sono quelle del gruppo verdiniano di Ala. Le opposizioni hanno abbandonato l’Aula anche per dare un segnale contro il nuovo ricorso del governo al voto di fiducia. La scorsa settimana infatti erano state le unioni civili, questa settimana è successo per l’omicidio stradale. Il governo Renzi ha chiesto la fiducia per velocizzare l’iter della legge un po’ incidentato e sulla quale alla Camera l’esecutivo era stato battuto. Ma anche per blindare un testo sul quale la maggioranza ha sempre avuto qualche divisione interna. “Il governo non si vergogna di porre la questione di fiducia su un provvedimento così importante” ha detto in Aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, annunciando la decisione del governo tra le grida (“Vergogna!”) arrivate dai banchi dei Cinque Stelle, della Lega Nord e di altri settori del centrodestra (in particolare da Carlo Giovanardi).

Il primo commento è proprio di Renzi: “Per Lorenzo, per Gabriele, per le vittime della strada. Per le loro famiglie. L’omicidio stradale è legge. #finalmente”. Sempre su Twitter arriva il commento del ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Finalmente l’omicidio stradale è legge. La patente non è licenza di uccidere. Lo dovevo ad un amico. Lo dovevamo a tutte le vittime”.

Velocità e blindatura sono le ragioni della fiducia chiesta di nuovo dal governo dall’Aula di Palazzo Madama. D’altra parte la promessa che “la legge si farà” era stata fatta – proprio dopo quell’inciampo a Montecitorio – dal presidente del Consiglio. Ma i soli tre emendamenti presentati al Senato (dal forzista Francesco Nitto Palma, da Giovanardi e dall’ex Scelta Civica Tito Di Maggio) hanno evidentemente rappresentato un nuovo rischio: in caso di modifiche si dovrebbe tornare di nuovo alla Camera. La legge è arrivata alla quinta lettura: il provvedimento era stato vicino all’approvazione definitiva alla Camera a gennaio, ma il governo fu battuto su emendamento di Forza Italia, di spirito garantista, votato a scrutinio segreto e passato con un buon margine.

“Questo governo – ribadisce la Boschi – non si deve vergognare di mettere la fiducia su un provvedimento così importante ma sono orgogliosa di porre la fiducia su un ddl a tutela delle vittime della strada”. Ma la scelta del governo fa saltare sulla sedia tutte le minoranze, in particolare M5s e Lega Nord. “Decida direttamente il dittatore cosa dobbiamo o non dobbiamo fare”, afferma polemicamente il senatore del Carroccio Stefano Candiani. “Se il provvedimento viene modificato è perché nella maggioranza ci sono chiare divisioni”. Per Nunzia Catalfo, capogruppo al Senato dei Cinquestelle, “siamo alla pericolosissima cancellazione della democrazia parlamentare”. Il M5s – aggiunge  – è pronto a votare favorevolmente anche al Senato se verrà approvato senza il voto di fiducia al governo ma tramite iter parlamentare come da Costituzione”. Quindi, dice la Catalfo, Renzi fa così “solo per intestarsi una legge giusta in maniera esclusiva”, “un comportamento vergognoso“. Luciano Uras (Sel) la definisce una “alla patologia della fiducia” utilizzata anche per “leggi nelle quali si regolano questioni che attengono la vita dei cittadini, i drammi personali e familiari di tanti italiani”.

Quanto al ruolo di Ala il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani spiega che i verdiniani hanno avuto comunque un ruolo nelle operazioni di voto per la fiducia: “Alla prima chiama in Senato per la fiducia sul cosiddetto omicidio stradale la maggioranza non raggiungeva il numero legale. E’ stato necessario che alla seconda chiama il gruppo Ala corresse in soccorso al governo contravvenendo a quanto affermato pochi minuti prima in dichiarazione di voto. Il senatore Falanga, a nome del gruppo verdiniano, aveva infatti annunciato che non avrebbero partecipato al voto. La dichiarazione di voto esprime infatti il comportamento di un gruppo parlamentare: l’inversione di rotta dei senatori di Ala è al limite del regolamento e sarebbe stata impossibile in caso di votazione ordinaria con sistema elettronico”.

Una questione che il capogruppo del Pd Luigi Zanda rovescia in modo opposto: “Il problema del Senato non sono i numeri della maggioranza che anche oggi ha garantito numero legale e fiducia alla legge sull’omicidio stradale. Il primo problema del Senato è un’opposizione che vede insieme Forza Italia, Gal, Cinque Stelle, Sel, Lega Nord, ma che ormai è talmente priva di argomenti politici da non riuscire a contrastare nel merito la maggioranza e si riduce a non partecipare al voto nel tentativo, fallito, di far mancare il numero legale”.