“Abbiamo bisogno di risultati chiari e tangibili sul terreno nei prossimi 10 giorni. O c’è un rischio che l’intero sistema collassi”. E’ categorico il commissario europeo Dimitris Avramopoulos al termine del consiglio Interni Ue sulla crisi dei profughi: “Abbiamo tutti la responsabilità di aumentare i nostri sforzi per mettere in pratica le decisioni europee che sono state prese. Non c’è tempo per azioni non coordinate”, aggiunge. I ministri degli Interni degli Stati membri dell’Unione si sono riuniti a Bruxelles per discutere della chiusura delle frontiere decisa da diversi Stati dei Balcani dopo la decisione di Vienna di limitare gli ingressi dei migranti diretti verso il Nord Europa.

Tutto nasce dalla decisione dell’Austria di limitare gli ingressi giornalieri (massimo di 80 richieste di asilo al giorno e passaggio consentito a non più di 3.200 persone che intendono chiedere rifugio in Germania o in altri paesi dell’Ue) in seguito alla quale diversi Paesi dei Balcani si sono organizzati per limitare il passaggio dei migranti provenienti dalla Grecia e diretti verso il Nord Europa: il 18 febbraio i responsabili delle polizie di Austria, Croazia, Macedonia, Slovenia e Serbia hanno definito un accordo che prevede una forma unica di registrazione in Macedonia, e nella pratica l’ingresso viene ora consentito solo ai profughi di nazionalità siriana o irachena. I migranti di tutte le altre nazionalità, compresi gli afghani, vengono bloccati.

Grecia richiama l’ambasciatore a Vienna – La Grecia passa alle vie di fatto contro l’Austria: Atene ha richiamato il proprio ambasciatore a Vienna, Chrysoula Aleiferi. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri ellenico, per il quale le consultazioni con l’ambasciatore hanno “il fine di preservare le relazioni amichevoli tra i popoli e gli Stati di Grecia ed Austria”. “Non accetterermo azioni unilaterali – ha dichiarato il viceministro per l’Immigrazione greco Ioannis Mouzalas al suo arrivo al consiglio Ue – anche noi possiamo farle. Non accetteremo di diventare il Libano d’Europa e di diventare un magazzino di anime, anche se questo comporta un aumento di fondi”.

L’Austria risponde dando la colpa alla Grecia. La ministra dell’Interno Johanna Mikl-Leitner ha giustificato il rafforzamento dei controlli alla frontiera e l’imposizione dei limiti all’accoglienza dei rifugiati attribuendone la responsabilità alla Grecia e sostenendo che, se Atene controllasse come si deve i suoi confini esterni, non sarebbe necessario intervenire. “La Grecia dice sempre che non è possibile controllare la frontiera esterna. E se Atene non può farlo, dà il migliore argomento agli altri per imporre misure” individuali, ha sostenuto Mikl-Leitner dopo avere partecipato a una colazione di lavoro con i Paesi più colpiti dagli arrivi di migranti attraverso la rotta balcanica.

La ministra ha spiegato ancora che, nella riunione che si è tenuta mercoledì a Vienna con i Paesi dei Balcani occidentali, alla quale non ha partecipato la Grecia, tutti i partecipanti si sono trovati d’accordo sul fatto che “mancano soluzioni europee” e che deve finire la politica del “lasciare passare” rifugiati e migranti. “Il ‘lasciare passare’ comincia già in Grecia. Se la Grecia non è capace di agire, devono agire altri”, ha attaccato la ministra austriaca.

Atene, due migranti tentano di impiccarsi in piazza – La situazione in Grecia è difficilissima. Due immigrati pachistani hanno tentato di impiccarsi appendendosi con sciarpe e magliette legate ad un albero a piazza Viktoria, al centro di Atene, dove da mesi sostano folle di migranti che intendono partire per la Macedonia. I due giovani, disperati per l’impossibilità di lasciare la Grecia, sono stati salvati da alcuni connazionali e  stati trasportati in ospedali della capitale. Intanto un gruppo di circa 2mila migranti ha rotto le recinzioni nel centro di accoglienza di Diavata, vicino Salonicco nel nord del Paese, e si è diretto a piedi verso Idomeni, al confine con la Macedonia. Lo riferiscono volontari di Unhcr presenti in Grecia. A Idomeni sono presenti già 4mila persone bloccati in attesa di attraversare il confine dopo la decisione della Macedonia di chiudere il confine ai profughi afghani.

Onu contro chiusura delle frontiere nel Balcani: “Preoccupazione” – La Commissione diritti umani dell’Onu esprime “seria preoccupazione” per le misure decise la scorsa settimana a Zagabria dai capi della polizia di Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. L’accordo per un nuovo sistema di controlli, selezione e registrazione dei migranti che verranno eseguiti una sola volta, al confine tra Grecia e Macedonia, comporta “conseguenze negative per i diritti umani dei migranti”, sottolinea l’Alto commissario Zeid Ràad Al Hussein in un comunicato.

Ministri dell’Interno: “Controlli sistematici alle frontiere esterne” – Intanto il Consiglio dei ministri dell’Interno si è espresso a favore dell’introduzione di controlli sistematici alle frontiere esterne dell’Ue su tutte le persone, comprese su quelle che già godono del diritto di libertà di movimento in base alle norme europee. Lo rende noto un comunicato, sottolineando che l’obiettivo è “verificare che queste persone non rappresentino una minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza interna”.

Durante i controlli, spiega il documento del Consiglio, verrà usato un database contenente informazioni su documenti perduti o rubati. Le verifiche d’identità potranno avvenire “in tutti i confini esterni dell’Unione (aria, mare e terra), sia in entrata che in uscita”, recita il comunicato. Il Consiglio “è d’accordo che i Paesi membri possano usare questa possibilità, ma solo durante un periodo transitorio di sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento emendato”.

Olanda: “7 marzo è la data cruciale” – La data del vertice Ue-Turchia “il 7 marzo è una data cruciale – ha detto il ministro dell’Immigrazione olandese Klaas Dijkhoff – se per allora i flussi alla frontiera tra Turchia e Grecia non saranno stati ridotti, si dovranno trovare altre misure e fare più piani di emergenza”.