La pratica dell’e-sport, neologismo con cui ci si riferisce agli sport elettronici, ovvero alla fruizione di specifici videogiochi a scopo competitivo, non è più un fenomeno ignorabile. Twitch, piattaforma d’eccellenza per la trasmissione online di partite più o meno organizzate, tempo fa è stata acquisita da Amazon per 970 milioni di dollari; lo scorso anno, nell’ambito di tornei nazionali e internazionali, sono stati immessi sul mercato qualcosa come 600 milioni di dollari, ridistribuiti tra enti organizzatori, partecipanti, sponsor ed emittenti televisive. Si fanno soldi veri, insomma, e lo sa bene Capcom che già ai tempi di Street Fighter IV riuscì a ridare lustro alla sua famosa saga, promuovendo il gioco in ogni modo possibile proprio nell’ambiente degli e-sport. Il genere dei picchiaduro, dopo il grande successo conosciuto negli Anni ’90, negli ultimi tempi fatica a creare nuovi proseliti, pagando caro l’intenso allenamento preteso dai videogiocatori per padroneggiare a dovere il gameplay. Nell’epoca dei giochi per smartphone e di un mercato sempre più influenzato da scelte e necessità del pubblico occasionale, c’era evidentemente bisogno di un cambio di rotta.

La novità di Street Fighter V, pubblicato in questi giorni su PC e PlayStation 4, si chiama V-System: un terzetto di feature che hanno il pregio di semplificare il combat system, senza appiattirlo; rendere il gameplay più facilmente assimilabile, inspessendo ulteriormente l’anima strategico-tattica insita in ogni scontro. V-Reversal, V-Trigger e V-Skill, più o meno legate al riempimento di una specifica barra, non sono altro che abilità offensive e difensive esclusive per ogni personaggio. Al di là delle contromosse, utili per interrompere le combo avversarie, abbondano azioni elusive, colpi in grado di infliggere ingenti danni e abilità speciali che donano bonus di varia natura per un breve lasso di tempo. Per poter sfruttare queste tecniche non ci sono complesse combinazioni di pulsanti da imparare a memoria: è sufficiente la pressione dei corrispondenti comandi per attivarle, qualunque sia il personaggio utilizzato.

Bastano un paio di partite per prenderci la mano e diventare un rispettabile avversario, nonostante la vittoria resti ad appannaggio di chi saprà carpire fino in fondo specificità, pregi e debolezze del proprio beniamino. Street Fighter V, grazie al V-System, spinge la sua utenza ad adottare un approccio estremamente tattico. Ogni colpo infligge più danni rispetto al passato e anche per questo è necessario pianificare ogni mossa, consapevoli che bastano pochi scambi per mettere o andare al tappeto.

Immediatezza nell’apprendere le basi della lotta, match rapidi e intensi: tutto studiato e architettato per invogliare ogni aspirante giocatore a dedicarsi alla modalità multiplayer in locale e online (con un occhio agli e-sport appunto), che rappresenta il cuore pulsante della produzione. In attesa dei futuri aggiornamenti che potenzieranno la debole modalità Storia e introdurranno altre opzioni per il single player, Street Fighter V ha senso solo se si è intenzionati a sfidare altri giocatori sin da subito. Una decisione certamente controversa, ma che vara una nuova strategia commerciale visto che, oltre ai contenuti aggiuntivi assolutamente gratuiti, sarà possibile pagare i futuri DLC con la valuta virtuale accumulata vincendo le partite.

Semplicemente perfetto dal punto di vista grafico, ad esclusione di qualche arena lievemente più vuota del solito, l’ultimo capitolo della saga di Capcom, nonostante l’attuale pochezza di contenuti offerti, convince appieno. Gli sviluppatori hanno optato per uno svecchiamento del combat system, riuscendo nell’impresa di renderlo più facilmente assimilabile, non rinunciando a profondità e complessità. Imperdibile per gli appassionati del genere, è il gioco ideale per iniziarsi alla saga e ai picchiaduro in generale. Bisogna solo attendere pazientemente che Capcom aggiorni la sua creatura introducendo modalità e personaggi che avrebbero dovuto esserci sin dal lancio.

A cura di Lorenzo Fazio

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