A Palazzo San Macuto volano gli stracci. Si annuncia una mezza rivolta contro la nomina, attesa per domani, del nuovo presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti: in pole position Federico Gelli indicato dal Pd per sostituire Gennaro Migliore, nel frattempo promosso sottosegretario alla Giustizia dopo l’ultimo rimpasto di governo.  Sel è sul piede di guerra e  il Movimento 5 Stelle annuncia iniziative clamorose. Non escludendo persino il ritiro della sua delegazione dalla Commissione.

NESSUNO E’ PERFETTO Ma chi è Gelli? Pisano di Castelnuovo di Val Cecina, tra i fondatori della Margherita in Toscana, è stato consigliere e vicepresidente della regione Toscana fino al 2010. Nel 2012 è diventato direttore sanitario dell’Ospedale Firenze Centro senza mai mollare la politica fino all’elezione alla Camera nel 2013. Nel 2015 è stato nominato responsabile nazionale della Sanità del Pd: in pochi mesi ha portato a casa l’ok alle nuove norme sulla responsabilità medica, attese da anni e salutate con grande favore dai camici bianchi. Uno sprint da vero uomo del fare, tanto che a gennaio in molti avevano pensato proprio a lui per la presidenza della commissione Affari sociali della Camera poi finita a Mario Marazziti del Centro democratico. Ma nulla, a quanto pare, è perduto. E il 18 febbraio il Pd ha indicato Gelli per rimpiazzare il posto lasciato scoperto da Gennaro Migliore.

POCA COMPETENZA “Il Pd ha scelto una persona completamente estranea ai lavori della Commissione d’inchiesta nonostante vi fossero altre competenze che potevano essere valorizzate: si tratta di una logica partitocratica che non accettiamo. E siamo disposti anche ad abbandonare i lavori a San Macuto se si decidesse di proseguire su questa strada”, dice a ilfattoquotidiano.it il deputato pentastellato Giuseppe Brescia, che rivendica il lavoro fatto negli ultimi 11 mesi in vista della relazione conclusiva che la Commissione d’inchiesta dovrà consegnare al Parlamento.  “Abbiamo scattato una fotografia molto precisa di come sono organizzati questi centri, addirittura dopo le nostre ispezioni ne sono stati chiusi alcuni. Abbiamo visto i siti di Lampedusa e quelli di Pozzallo che si sono trasformati in hotspot. Abbiamo acquisito le carte di delicatissime inchieste della magistratura. Tutti elementi utili non soltanto alla comprensione del sistema di accoglienza nazionale ma anche indispensabili per capire come e cosa fare anche in sede Europea: mi pare che piegare tutto questo ad una nomina significhi svilire il significato della commissione stessa”.

ALLA CARICA Ed è solo un assaggio. Erasmo Palazzotto di Sel rincara infatti la dose: “Non abbiamo nulla di personale nei confronti di Gelli. Ma la logica non può essere quella di occupare posti e di piazzare alla prima occasione utile quelli che non è stato possibile premiare nell’ultima girandola degli incarichi: in questo modo si subordinano i lavori della commissione alle dinamiche interne al Pd e ai rapporti tra i partiti di maggioranza”. La questione insomma è tutta politica, specie per la natura e i compiti della Commissione in questione. “Avevamo già contestato la costruzione originaria dell’Ufficio di presidenza con due vicepresidenti di maggioranza in una commissione d’inchiesta che indaga su cose che riguardano questo governo. La gestione dei centri di accoglienza non riguarda i fatti del passato ma quello che si fa ora: insomma la maggioranza di governo non può pretendere di essere controllore e controllato. Su questo daremo battaglia  – sottolinea Palazzotto – perché tutti gli aspetti emersi in questi mesi entrino nella relazione finale della commissione d’inchiesta a partire dai fenomeni corruttivi  già emersi dalle inchieste sul Cara di Mineo e Mafia Capitale. Abbiamo individuato, specie rispetto ai grandi centri di accoglienza, una larga diffusione di fenomeni degenerativi. Una vera e propria holding della disperazione: basta pensare ai bilanci milionari di Mineo di cui una fetta importante è costituita dalle forniture spesso affidate a soggetti privi addirittura del certificato antimafia. Ma sarebbe riduttivo limitare lo sguardo ai soli fenomeni speculativi perché poi ci sono anche realtà assolutamente commendevoli che pur in condizioni di emergenza riescono a garantire condizioni di accoglienza dignitose. La comprensione di questi fenomeni deriva da un lavoro intenso di ispezione, di lettura delle carte e dei bilanci. E non vedo come Gelli possa recuperare questo deficit di conoscenza: né si tratta di un lavoro che si possa fare nei ritagli di tempo”