Una lettera per “comprendere quanto ancora si possa fare per cancellare dei privilegi iniqui”. Cioè i contestati vitalizi. Inviata direttamente alla presidente della Camera, Laura Boldrini. La quale, però, non ha ancora fornito alcuna risposta. Nonostante siano passati oltre venti giorni. E malgrado i ripetuti solleciti (quasi uno al giorno). È quella spedita il 25 gennaio scorso da cinque deputati di Alternativa Libera-Possibile, il gruppo che a Montecitorio riunisce alcuni espulsi e fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle (M5S) e la nuova forza capeggiata dall’ex leader della minoranza del Partito democratico (Pd), Giuseppe Civati. “In questa legislatura sono stati compiuti alcuni sforzi nella direzione giusta ma crediamo che quanto fatto finora per diminuire alcune voci di spesa per cui la Camera dei deputati ancora incide sul bilancio dello Stato e che vengono percepite come elemento di eccessiva distanza dal Paese reale non siano sufficienti”, scrivono nella missiva Massimo Artini, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Samuele Segoni e Tancredi Turco. Perché “molti privilegi restano in piedi con l’iniqua pretesa di essere considerati diritti acquisiti”.

FUORI I NUMERI – “Visto che i vitalizi erogati dalla Camera agli ex deputati sono pagati con soldi pubblici – attacca Turco parlando con ilfattoquotidiano.it – mi auguro che prima o poi la presidente Boldrini risponda alle nostre domande”. Ma cosa chiedono, in concreto, gli autori della lettera? Prima di tutto, di sapere quanti sono ad oggi i soggetti (ex deputati ed eventuali parlamentari ancora in attività) percettori di un vitalizio. Non solo. Turco e compagni chiedono anche alla Boldrini di quantificare il numero di soggetti che percepiscono un vitalizio calcolato con il sistema retributivo e quanti con il pro-rata, nonché quanto, in termini di contributi previdenziali, hanno versato i soggetti in questione. E ancora: quanto fino ad oggi è stato complessivamente erogato sotto forma di vitalizi e quanti sono i beneficiari di vitalizi assegnati in base alle norme di reversibilità. Proprio mentre si rischiano tagli ai nuovi assegni destinati a coniugi ed eredi in vita per effetto della riforma del governo. Dice ancora il deputato di Alternativa Libera-Possibile: “Il segretario del Pd, Matteo Renzi, che è anche presidente del Consiglio, anziché pensare a tagliare le pensioni di reversibilità per i comuni mortali, abbia un moto di dignità e solleciti il suo partito a rivedere le scandalose norme che disciplinano le pensioni dei deputati. Prestando particolare attenzione a quelle di reversibilità – aggiunge – visto che i regolamenti della Camera consentono ai deputati di avere odiosi privilegi che i cittadini normali non potranno mai ottenere”. Per questo motivo, ricorda ancora il deputato ex M5S, “ho presentato una proposta di legge che punta ad equiparare le pensioni dei parlamentari a quelle dell’Inps e che attribuisce a quest’ultimo anche la gestione dei fondi”. 

MAGNIFICI DIECI – Tutto mentre in commissione Affari costituzionali a Montecitorio, oltre a quella di Turco, stazionano attualmente altre nove proposte di legge che riguardano proprio i vitalizi. Si va da quella di Matteo Richetti (Pd) che, in sostanza, vorrebbe ‘rottamarli’ usando la clava dei coefficienti della legge Fornero per il calcolo delle pensioni non solo sui lauti assegni mensili incassati da ex onorevoli e senatori ma anche sulle future previdenze dei colleghi in carica. A quella di Andrea Mazziotti (Scelta civica), che punta a superare lo scoglio dei diritti acquisiti addirittura tramite una riforma costituzionale. Senza dimenticare, fra le altre, quella di Davide Caparini (Lega Nord), che punta ad “armonizzare la rendita pensionistica dei parlamentari nazionali e dei consiglieri regionali al trattamento riconosciuto a tutti i cittadini” (ricalcando quindi la proposta di Turco), e quella del dem Francesco Sanna. Il quale, per chiudere la spinosa questione dei vitalizi, suggerisce una soluzione a forfait

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