16 marzo 1978, ore 9.02. Il centralino della Questura di Roma dà l’allarme: “Agguato in via Fani, rapito Moro, ammazzati gli uomini della sua scorta”. Ma in quel momento il capo della Digos della capitale, Domenico Spinella, è già sull’Alfasud targata S88162 che lo porta a tutta velocità nel luogo dell’agguato. E’ andata davvero così? E chi lo avvisò? Sono due pesanti interrogativi ai quali stanno cercando di rispondere gli investigatori della Commissione parlamentare d’inchiesta guidata da Giuseppe Fioroni.

La faccenda è piuttosto seria perché coinvolge uno degli organismi più direttamente impegnati nelle indagini di quelle ore e dei mesi seguenti. L’ipotesi assai consistente è che Spinella – nel frattempo deceduto – si sia precipitato sul luogo della strage perché aveva appreso che stava per scattare l’azione. Forse sperava di arrivare per tempo, di riuscire a bloccarla, sperava di salvare tutti, eroicamente. Invece, arrivò comunque tardi, non deludendo solo le sue intrepide aspettative: se davvero Spinella si mosse prima dell’allarme, c’è da pensare che, dopo il massacro di via Fani, ogni particolare di quei primi momenti sia stato poi coperto, tenuto segreto. Che figura avrebbe fatto la Digos di Roma davanti a quei morti?

L’autista di Spinella, Emidio Biancone, al terzo interrogatorio cui lo hanno sottoposto i collaboratori della Commissione, ha ammesso che partì dall’ufficio centrale alla volta di via Trionfale, e di lì verso via Fani, subito dopo le ore 8,30. “Insisto perché questa storia sia chiarita, chiedo l’audizione di Biancone, che venga a dire come andarono le cose”, ha detto il senatore Federico Fornaro seguito dal collega Gero Grassi: entrambi avevano già avuto modo nei mesi scorsi di affrontare l’argomento, sostenendone l’assoluta rilevanza.

L’audizione di Biancone potrebbe essere dunque molto utile, anche se non è affatto detto che l’ex autista sappia qualcosa dell’eventuale fonte della notizia di Spinella. Ma qui gli elementi investigativi non mancano. Ne ricordiamo solo alcuni. E’ noto che prima del 16 marzo erano giunti vari segnali sull’imminenza di un sequestro di una personalità dello Stato. Lo stesso Domenico Spinella il 22 febbraio 1979 scrisse una relazione per il Questore di Roma spiegando che il 15 marzo 1978 l’allora Capo della Polizia, contattato da un collaboratore di Moro, Nicola Rana, gli disse di recarsi presso lo studio di Aldo Moro per concordare l’istituzione di un servizio di vigilanza dell’ufficio privato del presidente Dc che si trovava in via Savoia: fu deciso anche il giorno della sua attivazione, il 17 marzo. La Commissione ha poi acquisito un documento del 18 febbraio proveniente da Beirut che reca l’intestazione “Ufficio R, reparto D, 1626 segreto”, “fonte 2000”, in base al quale il colonnello Stefano Giovannone riferiva che il suo “abituale interlocutore rappresentante Fplp Habbash” gli aveva parlato di una operazione terroristica di notevole portata che stava per scattare in Italia.

E poi si è tanto parlato dell’annuncio di Radio Città Futura dai cui microfoni il direttore Renzo Rossellini parlò dell’imminente sequestro di Aldo Moro con circa tre quarti d’ora di anticipo rispetto al verificarsi dell’evento: ma la magistratura venne informata della vicenda solo il 27 settembre 1978, quando essa divenne di dominio pubblico grazie al settimanale Famiglia Cristiana. Perché la Polizia mantenne sulla vicenda della trasmissione di Radio Città Futura un così prolungato silenzio, dal 16 marzo al 27 settembre 1978? Eppure il vice questore Umberto Improta conosceva personalmente Rossellini: esisteva da tempo un contatto, un “rapporto privilegiato”, secondo quanto ha riferito alla Commissione l’allora funzionario della Digos Vittorio Fabrizio, fino a oggi mai sentito da nessun inquirente.

E poi le Radio erano attentamente monitorate: è emersa anche l’esistenza di una struttura informale di ascolto, di cui non si è mai saputo nulla, delle trasmissioni di Radio Città Futura e Radio Onda Rossa, le seguitissime emittenti del movimento antagonista romano. Lo stesso questore De Francesco era estremamente sensibile all’ascolto delle Radio, secondo la testimonianza del funzionario Riccardo Infelisi, cugino del magistrato, sentito della Commissione. Davvero impossibile che quella frase di Rossellini non fosse stata raccolta da tante orecchie vigili. E una notizia del genere, ha detto Vittorio Fabrizio, “sarebbe stata portata subito a conoscenza del dirigente dell’ufficio politico”. Cioè Spinella, l’uomo che arrivò troppo presto in via Fani.