Abita in una casa popolare, ma vanta un Isee da 76 mila euro e un patrimonio di due milioni fra titoli e depositi bancari. Poi c’è il caso di un moroso, con un’abitazione di proprietà a Cologno Monzese, che vive in una casa popolare e ha un Isee da 98 mila euro. Bazzecole rispetto ad un noto ristorante del centro che deve al Comune 500 mila euro di affitti non pagati. E, come se non bastasse, dopo aver ceduto il ramo d’azienda, ha riaperto i battenti in un altro locale. Sempre del Comune, ovviamente, lasciando in eredità un conto mai saldato di altri 200 mila euro. Non poteva mancare neppure la politica. Fra i morosi c’è infatti anche la sede di un partito di maggioranza che deve alle casse dell’amministrazione municipale circa 30 mila euro. Sono solo alcuni casi dell’Affittopoli milanese denunciata oggi alla Camera dei deputati dal Movimento 5 Stelle (M5S). Un buco da 204,4 milioni di euro. A tanto ammonta il totale degli affitti non pagati al Comune di Milano. Che, poco o niente, ha incassato da 21.246 contratti ad uso abitativo e altri 1.039 ad uso commerciale.

COLPE BIPARTISAN – A rendere noti i dati è stato il consigliere comunale milanese del M5S, Mattia Calise. Un’indagine “che abbiamo trasmesso alla procura di Milano – ha spiegato nel corso della conferenza stampa a Montecitorio – anche perché ho ricevuto delle intimidazioni che sono andato immediatamente a denunciare e su cui non posso dire altro”. Dagli accertamenti eseguiti negli ultimi due anni (tanto è durato il lavoro dell’esponente 5 Stelle) “abbiamo rilevato come ci siano molti soggetti che nelle case popolari non dovrebbero stare”, ha proseguito Calise, “mentre per molte famiglie che versano in condizioni di povertà il Comune ha previsto la procedura di sfratto”. Ma da quanto va avanti questa storia? “Dal 2006”, ha risposto il consigliere comunale grillino: “Vuol dire che il problema coinvolge, in maniera bipartisan, sia la precedente amministrazione di centrodestra guidata da Letizia Moratti sia quella uscente di centrosinistra con a capo Giuliano Pisapia”. Proprio così. Una circostanza che coinvolge direttamente anche i due attuali candidati sindaci di Partito democratico e Forza Italia, Giuseppe Sala e Stefano Parisi. Il primo, infatti, dal 2009 al 2010 è stato direttore generale del Comune di Milano; il secondo, invece, è stato city manager di Palazzo Marino dal 1997 al 2000, ai tempi di Gabriele Albertini. “Ci sono gravissime responsabilità sia di questa che della precedente amministrazione – ha attaccato a tal proposito Patrizia Bedori, candidata sindaco del M5S a Milano –. Dov’erano Sala e Parisi, come hanno controllato, cosa hanno fatto e quali provvedimenti hanno preso” negli anni passati ad amministrare la cosa pubblica? Perciò “chiediamo che l’assessorato apra un’inchiesta sui singoli casi – ha concluso – perché il bene comune deve essere tutelato ed è ciò che vogliamo fare”. A stretto giro è arrivata la risposta dell’amministrazione Pisapia. “Polverone da campagna elettorale”, lo ha bollato l’assessore alla Casa, Daniela Benelli, “basato su conti fantasiosi o male interpretati. E che strumentalmente – ha aggiunto – nulla dicono delle azioni che il Comune e il gestore, MM Spa, hanno già messo in atto o hanno tuttora in corso per il recupero delle morosità”.

FUORI I BILANCI – Nel corso dell’incontro con la stampa, inoltre, Alessandro Di Battista, deputato del M5S e membro del direttorio, ha parlato anche dell’arresto di Fabio Rizzi, consigliere regionale della Lega Nord e presidente della commissione Sanità. Nonché estensore della recente riforma del sistema sociosanitario lombardo. Uno dei ‘bracci destri’ del governatore Roberto Maroni. “C’è una corruzione diffusissima, non c’è differenza tra Roma e Milano, tra Maroni e Marino. Perché oggi Salvini non chiede le dimissioni di Maroni?”, ha domandato Di Battista. In Lombardia “si vada a elezioni, Maroni ha evidentemente fallito. Salvini si assuma le proprie responsabilità”. A Roma come a Milano, ha aggiunto il deputato grillino, “il M5S vuole candidare persone oneste, che portino avanti un programma, persone che sappiano controllare i bilanci, che non abbiano grandi aziende alle spalle che gli finanziano la campagna elettorale. Sala? Per me non è questo grande candidato: deve ancora farci vedere il bilancio di Expo…”. E ancora: “I romani sono liberi di scegliere: se vogliono la continuità ci sono Bertolaso e Marchini, se vogliono le strade piene di buche e senza illuminazione e una città senza posti agli asili si prendano Giachetti. Se gli va bene il livello di sicurezza che c’è ora nelle periferie, se gli va bene ‘Affittopoli’ confermino il Pd. Se invece sceglieranno M5S – ha concluso Di Battista – saranno sicuri che contro il malaffare e la corruzione noi entreremo sempre a gamba tesa”.

Twitter: @GiorgioVelardi