Una ricerca che dava fastidio. O qualche domanda “troppo” curiosa per gli imprevedibili equilibri egiziani. Ipotesi che in queste ore si incrociano e si addensano sulla morte di Giulio Regeni, il giovane e brillante ricercatore italiano torturato a morte al Cairo. Lo spunto investigativo rilanciato oggi punta sulla ricerca che Regeni stava svolgendo in Egitto, dove era arrivato lo scorso settembre per un’attività legata al suo dottorato per l’Università di Cambridge. Secondo quanto riportato da Repubblica e il Corriere della Sera, ad attivare l’interesse degli aguzzini di Regeni potrebbe essere stato un approfondimento, richiesto – o almeno supportato – da parte dell’Università inglese, da una prospettiva interna al mondo dell’opposizione egiziana.

Una pista che porta verso il Regno Unito, all’interno della comunità di ricercatori e accademici specializzati nello studio e nell’analisi del contesto mediorientale, con un focus geopolitico preciso: capire fino in fondo le primavere arabe, le opposizioni ai regimi militari – come quello di Al-Sisi, il presidente egiziano accusato di torture e repressione – i rapporti con l’islamismo e con le opposizioni. Un mix esplosivo, dove si muovono interessi economici enormi.

A pesare sul destino del ricercatore potrebbe essere stato anche altro. Giulio Regeni, come tanti altri ricercatori inglesi, viveva in un ambiente complesso, dove a volte il grigio è dietro l’angolo. Dove il mondo delle Università si incrocia e si mescola con la community degli affari, attraverso snodi chiave: società che per mestiere conducono ricerche accurate sugli scenari più rischiosi, intrecciando analisi tipica dell’intelligence con lo studio economico e sociale.

Da Oxford Regeni aveva collaborato con quel settore privato che cresce accanto alle grandi università. Secondo diverse fonti – confermate dalla consultazione del profilo professionale LinkedIn – Regeni ha avuto un rapporto lavorativo dal settembre 2013 al settembre 2014 con la società di consulenza inglese Oxford Analytica, una compagnia specializzata in “analisi globale” per multinazionali, istituti finanziari e governi. Il ricercatore assassinato brutalmente in Egitto aveva all’epoca già un background sul Medio Oriente. Oltre agli studi accademici – definiti da diversi docenti come brillanti – poco prima di entrare nel network della Oxford Analytica, Regeni aveva avuto un’esperienza di tre mesi al Cairo, come esperto dell’Agenzia Onu per la cooperazione industriale.

La Oxford Analytica è considerata mondialmente tra le aziende di analisi e ricerca più accreditate. Fondata nel 1975 da David Young – ex assistente di Henry Kissinger ed ex membro del National Security Council statunitense – oggi annovera nel board giornalisti esperti di Oriente, investitori internazionali e analisti provenienti da governi di diversi paesi, tra i quali l’ex sottosegretario di Stato Usa John Negroponte e l’ex capo dei servizi segreti inglesi Colin McCole.

Esperienze lavorative, queste, comuni a diversi ricercatori universitari del settore in Inghilterra. Un curriculum che, più della sua ricerca per il PhD di Cambridge, potrebbe aver fatto scattare la trappola di un servizio segreto.