Un vademecum per la pubblica amministrazione. Più paletti e più controlli per garantire legalità e trasparenza al momento di affidare servizi e stringere contratti con gli operatori del terzo settore. L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone ha diffuso le sue Linee guida per l’affidamento di servizi, dalla gestione del verde pubblico alle mense fino al trasporto scolastico, a enti del terzo settore e cooperative sociali. Il documento, che nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, è stato apprezzato dalle associazioni di settore che hanno parlato di “un intervento che fa chiarezza”. La parola d’ordine è: “Mai più un’altra Mafia Capitale“, dopo lo scandalo degli appalti pubblici affidati alla rete di cooperative che faceva capo a Salvatore Buzzi.

Innanzitutto, però, va chiarito che queste linee guida non cambiano la normativa vigente, ma spiegano come applicare le regole già esistenti. L’intento del documento è chiarito nelle prime righe: “Fornire indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore” per raggiungere obiettivi di carattere sociale nel rispetto delle leggi “in materia di contratti pubblici e di prevenzione della corruzione“. “Abbiamo avuto un’impressione positiva – commenta Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà -. Si tratta di un intervento che fa chiarezza, un tentativo ambizioso di evitare le strumentalizzazioni che sono state fatte in passato”. Anche Pietro Barbieri, portavoce del Forum nazionale del terzo settore, parla di “un passo in avanti”, pur sottolineando la necessità di una maggiore attenzione al tema dell’accreditamento dei servizi sociali. “Queste linee guida – aggiunge Barbieri – sono una delle parti più innovative nel rapporto tra pubblica amministrazione e terzo settore. E questo la dice lunga: dobbiamo attendere un assetto regolativo non dal Parlamento, non dal governo, ma dall’Anac”.

La necessità di mettere dei paletti agli appalti alle cooperative nasce, appunto, dallo scandalo di Mafia Capitale. Non a caso, il prefetto di Roma Franco Gabrielli aveva avvertito: “La famosa riserva di caccia, il 5 per cento di appalti da attribuire alle cooperative, si è dimostrato un provvedimento criminogeno“. Ora, le linee guida dell’Anac confermano il sistema delle convenzioni alle cooperative, ma segnalano anche le azioni che la pubblica amministrazione deve mettere in campo per evitare il ripetersi di scenari simili. “L’Autorità – dice Guerini – ha dichiarato la legittimità di quelle convenzioni, criticate perché sono state il grimaldello con cui è stata costruita Mafia Capitale. L’Anac spiega che quel sistema di convenzioni è importante, utile all’inserimento lavorativo. Serve però una verifica costante”.

Alla voce “affidamenti alle cooperative sociali”, infatti, le linee guida chiariscono quali regole seguire per gli appalti di importo superiore alle soglie indicate dalla Commissione europea, che a seconda della tipologia di lavori e committenti vanno dai 130mila ai 5 milioni di euro: “Le stazioni appaltanti non possono prevedere affidamenti preferenziali per le cooperative di tipo B, ma devono osservare le procedure ad evidenza pubblica indicate dal Codice”. Insomma, niente affidamenti diretti per gli appalti più onerosi: una regola largamente disattesa dal Comune di Roma nel caso di Mafia Capitale.

E ancora, l’Anac sottolinea che le convenzioni devono essere precedute da “procedure di selezione idonee ad assicurare il rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di efficienza”. Come fare? Per esempio, l’amministrazione deve esplicitare “le ragioni di convenienza” per utilizzare la forma della convenzione e, nel testo dell’accordo, “debbono essere chiaramente indicati gli obiettivi che l’ente si propone di perseguire grazie alla deroga nella scelta del fornitore di beni o servizi”. Inoltre, il documento spiega che “dovrà essere verificato in corso di esecuzione che la cooperativa (di tipo B, ndr) impieghi per l’esecuzione dell’appalto un numero minimo di persone svantaggiate, pari almeno al 30% del personale”.

Allargando il discorso dalle cooperative a tutti gli operatori del terzo settore, l’Anac spiega che “le amministrazioni devono verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi dei soggetti affidatari, la qualità delle prestazioni, il raggiungimento degli obiettivi sociali prefissati e il rispetto delle particolari condizioni di esecuzione”. In particolare, l’Autorità anticorruzione segnala l’importanza di verificare la “moralità professionale” degli operatori: il documento ricorda che il Codice dei contratti esclude da appalti, forniture e servizi i soggetti con condanne a carico o provvedimenti di sorveglianza speciale. La norma non riguarda soci e lavoratori, per favorire il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ma “trova piena applicazione nei confronti degli amministratori, dei procuratori e dei direttori tecnici”. Poi, l’Anac segnala come illegittime le limitazioni territoriali nelle procedure di aggiudicazione, con il chiaro intento di evitare appalti pilotati. “Le convenzioni – prosegue il documento – devono prevedere forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualità”. Infine, l’Anac sottolinea che la disciplina sulla tracciabilità dei flussi finanziari si applica anche agli acquisti e agli affidamenti di servizi sociali. E che le convenzioni sono soggette agli obblighi di comunicazione alla stessa Autorità anticorruzione.