Il Comune di Milano renda “disponibili e facilmente reperibili suo sito tutte le decisioni di spesa e i documenti di qualsiasi tipologia di gara per appalti di qualsiasi forma”. A chiederlo sono Marco Cappato e Marcello Crivellini, a nome del gruppo Radicalefederalista europeo in Consiglio comunale. La proposta punta a superare una situazione in cui è “difficile se non impossibile il reperimento per un determinato appalto/fornitura dei dati e degli atti” con “le motivazioni circa la scelta della procedura e dei soggetti assegnatari“. A monte della richiesta c’è una lettera inviata il 21 aprile dall’Autorità nazionale anticorruzione al sindaco di Milano Giuliano Pisapia. La missiva, resa nota da Il Giornale, chiede chiarimenti dettagliati sugli appalti di servizi e forniture affidati dal settore Servizi sociali del Comune che fa capo all’assessorato guidato da Pierfrancesco Majorino. Uno dei probabili candidati alle primarie Pd per la scelta del prossimo primo cittadino.

Da un’indagine dell’authority presieduta da Raffaele Cantone su 632 procedure, per un ammontare totale di 12,2 milioni di euro, sono emersi “affidamenti ripetuti per importi complessivi superiori, anche nel solo singolo anno di riferimento, al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge”. In particolare, tra il 2014 e i primi quattro mesi del 2015 sono stati affidati con la sola determinazione dirigenziale servizi (in particolare ristorazione e trasporto per i centri di assistenza ai disabili) per 1,8 milioni di euro.

Il quadro che ne risulta, si legge nel documento, “appare indice di una violazione grave delle disposizioni” in tema di appalti pubblici. Il Codice che regola la materia, infatti, prevede che l’affidamento diretto o tramite cottimo fiduciario (cioè dopo la consultazione di almeno cinque operatori) sia ammesso solo per forniture fino ai 200mila euro. Al di sopra di questo tetto, la legge dispone che venga bandita una gara europea. E l’Anac ricorda che la normativa vieta “l’artificioso frazionamento” delle commesse. Vale a dire che non si possono spacchettare le assegnazioni in piccoli lotti per dribblare la gara, se poi risulta che le società prescelte per l’affidamento – in questo caso fondazioni, cooperative sociali, centri di accoglienza e associazioni del terzo settore – sono sempre le stesse. “Si tratta di un fenomeno rilevante che, peraltro, si è mantenuto costante, e che tutt’ora permane”, rileva l’Autorità.

Il gruppo dei Radicali ha analizzato i dati forniti dall’Anac sui due gruppi di affidamenti diretti esaminati, 468 assegnati tra gennaio 2010 e marzo 2015 e 164 tra il gennaio 2013 e lo stesso marzo 2015. E per ogni società assegnataria ha messo in evidenza numero e valore complessivo degli incarichi. Poi ha calcolato il “rischio di grave irregolarità“, cioè la percentuale di appalti a una stessa associazione o onlus la cui somma supera la soglia di 200mila euro. E che avrebbero quindi dovuto essere oggetto di gara. Il rischio, per il primo periodo, è del 12,1% e riguarda 14 società. In testa il Centro ambrosiano di solidarietà, che ha ottenuto 31 affidamenti per oltre 596mila euro totali, e la fondazione Sacra famiglia di Cesano Boscone, con 4 affidamenti per 565.287 euro. Anche per il secondo periodo il rischio di grave irregolarità è del 12% e gli enti coinvolti sono tre: ancora il Centro ambrosiano, la fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi e la cooperativa sociale Comunità del Giambellino, che hanno ottenuto affidamenti complessivi sopra la soglia. Di qui la proposta che il Comune realizzi “un sistema completo di pubblicazione” che contenga anche “tutte le determinazioni di spesa dei singoli dirigenti” e le renda “facilmente selezionabili a tutti con un semplice click”.

Majorino spiega a ilfattoquotidiano.it di essere “d’accordissimo con la richiesta di Cappato: abbiamo tutti da guadagnare a rendere il sistema più trasparente e accessibile. Ecco perché entro settembre intendiamo costruire sul portale del Comune uno spazio dedicato proprio al welfare trasparente. Un’anagrafe con tutti i nostri atti, consultabili in modo comprensibile e leggibile anche per il cittadino meno informato”. Quanto ai rilievi dell’Anac, “abbiamo già risposto e vorremmo confrontarci con l’autorità per individuare una prassi adeguata per i servizi sociali, che sono un settore particolare: se devo collocare urgentemente in un’abitazione una persona con fragilità non posso fare una gara. Non per niente lo stesso codice degli appalti prevede per questo settore la possibilità di deroghe. Non c’è stata alcuna irregolarità, ma è giusto lavorare di più sull’informazione e rafforzare le procedure per rendere il welfare una casa di vetro”.

Nel frattempo, a fine maggio il Comune ha emanato il bando per la gestione del 30% dei posti delle cinque residenze sanitarie assistite comunali e dei loro Centri diurni integrati: quattro lotti per un valore di 77 milioni di euro per cinque anni. La procedura scelta è stata la gara.