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Perché mica si può sempre parlare di politica, e non sempre bisogna avere delle cose da dire per potersi mettere a scrivere un pezzo. E i sondaggi, e Matteo Renzi, e Angelino Alfano, Denis Verdini. Tutte persone con le quali eviterei pure un caffè. Anche no, grazie. La vita è fatta di incontri. E uno di quelli che ti segnano per sempre è l’incontro con la musica, con quel mondo sconosciuto, arrivato molto prima della parola.

Un mondo che con il Festival di Sanremo ha davvero poco a che fare, il Festival come viene inteso oggi, quantomeno. Un grande circo di talenti un po’ per finta che, se ci fossero le tigri, ne uscirebbero sbranati. Ognuno recita una parte lunga una settimana, poi, dopo lo sciogliete le righe, resta quasi sempre poco. I protagonisti inavvicinabili, se non dopo lunghe mediazioni con gli addetti stampa, e questo un po’ lo è sempre stato, tornano in tutti i programmi che la tv mette in onda. Ma nella settimana il tappeto rosso deve essere accompagnato anche da lustrini, così, ricamati un po’ alla buona. Non è funzionale al loro mestiere, ma è funzionale al Festival far credere che sul palco si alternino star venute da altri pianeti.

Un po’, anni fa, l’ho frequentato, Sanremo, insieme a Franco Carratori, mio amico, fratello maggiore e minore, grande anima del premio Ciampi, a Livorno, oltre che critico musicale. E di questi incontri, nelle nostre serate, ce ne sono due in particolare che vale la pena raccontare.

Uno si chiama Enzo Jannacci, l’altro Massimo Bizzarri. Diversi, ma molto uguali. All’inizio non capivo bene neanche cosa ci facessero. L’avrei scoperto dopo. Era il 1989. Jannacci fu lapidario: “Mica possiamo far credere al resto del mondo che la musica italiana sia Eros Ramazzotti? Poi avevo promesso a mia mamma che l’avrei portata una volta a Sanremo”. Tutto vero, potete chiedere ai decani del Festival, Gino Castaldo, Ernesto Assante, Marinella Venegoni, il grandissimo Paolo Zaccagnini, il più lucido, visto che si è ritirato in Irlanda.

Jannacci trascorse cinque giorni da solo, lui e sua mamma. Mangiavano in un ristorante che stava di fronte all’Ariston, portò un brano complicato, troppo complesso per essere compreso da una platea che spesso è disattenta. Se me lo dicevi prima. Affrontava il tema dell’eroina alla Jannacci, in maniera strampalata, da fuori luogo e fuori da ogni perché, “sono qui, ma potrei essere altrove”, ha sempre cercato di dirci. Lo aveva fatto nella Rai di molti anni prima, dove si muoveva in maniera imbarazzante su un “vengo anch’io, no tu no”. Era Jannacci. Capace di scrivere una delle più belle canzoni d’amore di sempre, Io e te, e vi auguro di ascoltarla e dedicarla a qualcuno. Quello che usciva da casa per andare a telefonare alla moglie, fino al giorno in cui la moglie lo seguì. Si mise dietro alla cabina, ascoltò tutta la telefonata e quando lui si girò gli venne in mente solo di dire “mi ha chiamato lei, non c’entro nulla”. Lo stesso Jannacci che quando parlava di Franca Rame spiegava come “fosse la donna più bella che non poteva guardare, perché era moglie di Dario e lui era di origine contadina, guai guardare la donna di un amico. Una donna che non aveva nessun motivo per sottolineare, perché era la più brava, e non le restava che il piacere di dividere un pezzo di pane”.

Arrivo a un grande paroliere, Massimo Bizzarri, appunto. Lo scovammo in un locale sul mare, dove, i giorni del Festival, presentò uno dei suoi rari album, Quota Periscopica. Bizzarri, per chi non lo sapesse, è uno che ha ricevuto l’eredità di Piero Ciampi. Fecero anche una cerimonia dove Piero gli trasmetteva una sorta di testimone. Una questione scanzonata, anche quella, perché Ciampi aveva la capacità di travolgere tutto. Non c’entrava nulla con Sanremo, Bizzarri, ma quel disco ha un potere particolare. Se qualcuno dovesse leggere questo blog, scritto tra me e me, vada ad ascoltarsi Senza parole, perché a un brano del genere non si può dare un titolo, a un certo punto Bizzari quasi parla, “ho corrotto cartomanti, ho pregato anche il signore, ma non ho trovato niente che ti somigliasse amore”. So di cosa parla.