Da bambina era tappa fissa. Finiva tardi Sanremo, e io mi addormentavo sempre a metà finale; la mattina mi svegliavo presto, accendevo la radio curiosissima, e scoprivo il vincitore. Lo so. Infanzia difficile. Così fino ai primi anni novanta. Poi diventai una ragazzina, e iniziai a snobbarlo.

Comunque. Non vedevo il Festival da quasi un ventennio, e leggendo la lista dei big in gara non posso dire di aver nutrito chissà quali aspettative. Ma decido di armarmi di spirito zen e lo affronto lo stesso, stoica, per due serate consecutive. Ora basta però. La terza serata la bypasso, perché il mio obiettivo è raggiunto: sono riuscita ad ascoltare tutte e venti le canzoni in gara, aiutandomi solo con piccoli e innocenti diversivi come Twitter, birra fresca, e sigarette; con le droghe ho smesso ormai da molto tempo (anche se in questi casi, dovrebbe passarle legalmente mamma RAI). BENE. Ora però vorrei soltanto rimuovere. Tranne rare eccezioni che citerò, il panorama è straziante, il dolore in alcuni casi quasi fisico, e per questo arrivo subito a dubitare anche di quelle eccezioni, riscontrate quasi fossero allucinazioni uditive; perché a tratti, forse, potrei averle valutate fuori misura, brillanti solo perché immerse in un contesto agghiacciante. Un dubbio che mi assalirà in entrambe le serate. Ma dei miei miraggi, o reali canzoni salvifiche, dirò dopo. Ora faccio riaffiorare nei ricordi gli horror a cui ho assistito.

66mo Festival della Canzone Italiana, Terza serata

I “big” Dear Jack, Clementino, Bernabei, Caccamo e Iurato; Fornaciari, Fragola, Rocco Hunt, la povera Michielin. Ma chi sono? Lo so chi sono. Ma chi sono? E cosa hanno cantato? Forse Rocco Hunt… almeno ha dato un po’ di vita. Ma che sto dicendo! Neffa, imbarazzante. Gli Zero Assoluto… zero assoluto. Devo dire, che in alcuni casi ho ceduto, abbandonando il campo di battaglia. A sprazzi qualche big vero, al di là dei gusti personali, ha lanciato salvagenti qua e là, ristabilendo una sorta di equilibrio gracile che mi ha permesso di riprendere fiato tra le innumerevoli apnee. Gli Stadio ad esempio. Per  canzone, serietà ed esperienza (Curreri autore indiscusso, ma quando lo vedo sul palco e ci piazza pure il vibrato, provo un senso di disagio profondo). Poi arriva Ruggeri, e assalita dal pensiero dell’Eurovisione, il cuore riesce perfino a percepire quello sconosciuto guizzo di orgoglio patriottico che non provo mai. Mi entusiasmo come stessi ascoltando per la prima volta Contessa, e guardandolo sul palco dell’Ariston con il jeans stretto, nero sbiadito, mentre si diverte a cantarci il suo pezzo, lo trovo perfino un figo. Ecco. A questo pensiero, prendo davvero coscienza della tragica situazione, ma fino all’ultimo me lo godo perché so già che avrò poche altre occasioni di farmi accarezzare le orecchie. Morgan senza voce ormai vive di rendita, ma almeno è degno di stare su quel palco e il pezzo è nel suo stile (parlo al singolare, perché i Bluvertigo non esistono); può non piacere, ma si tratta incredibilmente di musica. Noemi ci sta, ma non colpisce (nella zona rossa della classifica provvisoria dispiace, solo perché Fragola è in quella verde) e Arisa è come sempre impeccabile vocalmente, ma ero così ansiosa di ascoltarla che mi sono distratta. Insomma. Ruggeri e basta. La seconda serata è drammatica, e chi la rende sopportabile sono le donne, nonostante non brillino a causa di pezzi poco incisivi. Ma fanno la loro porca figura. Patty Pravo, Dolcenera, Annalisa si salvano e ci salvano per professionalità e classe. E la Michielin, con il saluto al pubblico “Grazie è stata una figata”, almeno ha vinto per spontaneità e dolcezza tra i giovani big già vecchi, e poco big. Peccato piuttosto, che ancora nessuno abbia dato in mano ad Annalisa un pezzo degno della sua bravura, perché la ragazza spacca.

Elio e le Storie Tese, osannati dalla folla, ci fanno sapere da vent’anni che sanno suonare da Dio, e che la musica offre innumerevoli possibilità ritmiche e stilistiche. Li ringrazio. Bravi. Lo diciamo tutti in coro. Ma lo abbiamo capito. Personalmente, non li reggo più.

Davanti alla tv, mi è saltato più volte in testa un leitmotiv masiniano “Perché lo fai, disperata ragazza mia” e sinceramente non lo so perché quest’anno ho ammorbato così due sere della mia vita; poi ho pensato: ne scrivono cani e porci!  “Tecnici” e “critici musicali”, … “giornalisti”! Del resto, c’è poco da fare.. “il mondo è capovolto”(cit.) e da ascoltatrice appassionata di musica che ama scrivere, in barba ai così detti esperti, l’ho fatto.