Sono spariti i gazebo e i tavoli, non ci sono più gli striscioni stesi per terra, e nemmeno i bidoni di lamiera dove bruciare la legna, quelli che hanno permesso di scaldare l’aria gelida dell’appenino bolognese. E niente più notti all’aperto, a bloccare i camion. Tornano a casa i lavoratori della Saeco: dopo 71 giorni, gli operai dell’azienda produttrice di macchinette per il caffè di Gaggio Montano nel bolognese, hanno chiuso il presidio permanente davanti allo stabilimento e approvato a larghissima maggioranza l’intesa raggiunta la settimana scorsa, tra i sindacati e i vertici. Quasi un plebiscito: oltre il 95 per cento dei dipendenti ha votato sì all’ipotesi di riorganizzazione, che scongiura i licenziamenti, ma prevede la cassa integrazione fino a novembre e uscite volontarie con incentivi.

Si chiude così una vertenza carica di tensioni, complicata e difficile, iniziata il 26 novembre con l’annuncio della multinazionale Philips, proprietaria del marchio, di 243 esuberi, su un totale di 558 persone. Un colpo durissimo, per uno dei baluardi del made in Italy, capace di dare lavoro a un’intera vallata. Da quel giorno gli operai la loro azienda non l’hanno mai abbandonata, organizzando davanti ai cancelli una sorta di seconda casa, dove alternarsi per difendere il proprio posto di lavoro. Con loro i commercianti e gli abitanti della zona, mobilitati per dare una mano: alcuni hanno regalato cibo, bevande e coperte, altri hanno boicottato i prodotti Philips in solidarietà.

Oggi rimane l’immagine di un piazzale vuoto. Dei 541 aventi diritto di voto, si sono presentati alle urne 459 lavoratori, circa l’85%. I sì sono stati in tutto 438. Una scelta amara per molti operai, perché se è vero che è stato allontanato lo spettro dei licenziamenti e ottenuti gli ammortizzatori, restano comunque 190 uscite volontarie, con contributi che vanno dai 75mila ai 40mila euro a seconda di quanto tempo si aspetta prima di decidere. Secondo la Fiom di più non si poteva ottenere. “Il sindacato, le istituzioni, i lavoratori e la comunità hanno vinto? No – commenta il sindacato regionale in una nota – Hanno fatto l’unico accordo possibile, hanno fatto pagare all’azienda il più possibile, ma in gran parte all’interno di una logica di mercato e non di giustizia assoluta o di interesse per quel territorio”. E poi prosegue: “Il disegno dell’azienda non è stato scardinato, ma corretto e reso meno disumano”.

Anche per il segretario della Fiom Emilia Romagna, Bruno Papignani, il voto è “un esempio di grande maturità”, e “l’accordo è stato approvato con grande senso di responsabilità dei lavoratori e delle lavoratrici della Saeco, consapevoli che è frutto della loro azione”. Soddisfatta invece la multinazionale olandese, che promette di rilanciare la sede produttiva di Gaggio con nuovi investimenti (sul tavolo l’ipotesi di 23 milioni di euro), mentre il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, assicura: “ I lavoratori che decideranno per la mobilità non saranno lasciati soli, e vigileremo sugli investimenti che la Philips ha sottoscritto nell’accordo, per la continuità produttiva dello stabilimento”.