Intesa Sanpaolo ha chiuso il 2015 con un utile netto di 2,7 miliardi contro gli 1,25 del 2014. Il profitto sale a 3 miliardi, spiega il gruppo nel comunicato sui risultati dello scorso anno, se si esclude il contributo straordinario al fondo di risoluzione delle quattro banche salvate dal governo. Gli azionisti riceveranno dividendi per 2,4 miliardi contro i 2 previsti dal piano industriale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha registrato un lieve calo (-0,7%) dei crediti deteriorati complessivi: tra sofferenze, inadempienze probabili e scaduti o sconfinanti ammontano a 33 miliardi al netto delle rettifiche. I crediti in sofferenza sono aumentati a 14,9 miliardi dai 14,2 del 31 dicembre 2014, con un’incidenza sui crediti complessivi pari al 4,3% e un grado di copertura al 61,8% (62,8% a fine 2014). Il livello di copertura specifica di tutti i crediti deteriorati è del 47,6%, rispetto al 47% di fine 2014. Dopo la diffusione dei risultati, i titoli del gruppo hanno perso terreno in Borsa e hanno chiuso la seduta con una perdita del 3,87 per cento.

Tornando ai risultati, gli interessi netti sono scesi da 8,5 a 7,8 miliardi di euro. A influenzare positivamente l’utile ante imposte, passato a 4,59 miliardi dai 3,2 del 2014, sono stati invece l’aumento delle commissioni nette, passate da 6,7 a 7,5 miliardi, e dell’attività di negoziazione, i cui proventi sono aumentati a 1,034 miliardi dai 736 milioni dell’esercizio precedente, ma anche la forte riduzione delle rettifiche di valore su crediti: a fine 2015 erano a quota 3,3 miliardi di euro, in diminuzione del 27,6% rispetto ai 4,5 milioni dell’anno precedente.

Commentando la garanzia pubblica offerta dal governo per lo smaltimento dei crediti a rischio, Messina ha detto che non è “la soluzione” ma può essere “parte di una soluzione più globale”. “Stiamo studiando questa proposta – ha spiegato interpellato sull’ipotesi che la banca valuti un proprio veicolo per la cartolarizzazione degli Npl -. Il nostro obiettivo è lavorare al nostro portafoglio per estrarre il massimo del valore dai collaterali, prevalentemente nel real estate. Nella nostra visione possiamo aspettare una ripresa, non abbiamo fretta”.

Il risultato ante imposte deriva per 2,6 miliardi (+30%) dall’unità di business dedicata alla gestione dei grandi patrimoni, per 1,1 (+32,2%) dal private banking, per 2,1 miliardi (+26,5%) da Banca dei Territori, per 614 milioni (+46,9%) dalla gestione di asset e per 923 milioni (+18,5%) dalla divisione dedicata ai prodotti assicurativi.  L’ammontare del risparmio gestito ha raggiunto i 328 miliardi, in aumento dell’8,7% rispetto al 31 dicembre 2014.