Un curriculum brillante, un cursus honorum fulmineo, una carriera veloce e irreprensibile nella Sicilia dei camici bianchi cresciuta all’ombra di Totò Cuffaro. È il profilo di Giovanni Corsello, il presidente della società italiana di pediatria, che ha appena guadagnato notorietà nazionale con il suo intervento contro la stepchild adoption, cioè le adozioni del figlio del partner. Secondo il medico, infatti, i processi di “maturazione psico affettiva” possono “rilevarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche di una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento”.

Secondo Corsello, “non si può escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Una dichiarazione, quella del presidente della società italiana di pediatria, che arriva nelle stesse ore in cui al Senato si discute proprio di stepchild adoption: uno dei tanti punti della guerra scatenata dal Nuovo Centrodestra contro il ddl Cirinnà. Secondo gli Alfaniani, infatti, le stepchild adoption aprirebbero le porte all’introduzione dell’utero in affitto. Ecco perché le parole di Corsello hanno l’effetto di irrobustire la posizione di Ncd, che ha mobilitato i big di partito (guidati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin) per bloccare il disegno di legge sulle unioni civili. Ma chi è il medico che con la sua dichiarazione ha praticamente fornito un alibi alle frange più conservatrici del Parlamento? Nato a Cefalù 57 anni fa, laureatosi in medicina nel 1982, quattro anni dopo si specializza in pediatria a Palermo. Il suo maestro è Liborio Giuffrè, barone universitario e apprezzato luminare, che prima di lui aveva diretto la società italiana di pediatria. Dietro a Giuffré, Corsello fa un’ottima carriera universitaria e professionale: nel 1990 si specializza in genetica medica a Catania, nel 1994 diventa professore associato di neonatologia all’Università di Palermo, quando ha appena 36 anni. Ma se nella Sicilia di trentacinque anni fa il suo mentore Giuffré era considerato vicino alla sinistra Dc di Piersanti e Sergio Mattarella, negli anni ’90 il giovane Corsello si sposta più a destra. Si ricolloca cioè nella nascente area di potere fiorita attorno a Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia poi condannato per favoreggiamento alla mafia e rilasciato due mesi fa dopo cinque anni di detenzione.

È proprio a cavallo tra gli anni ’90 e quelli duemila che in Sicilia la sanità si lega indissolubilmente alla politica: Cuffaro, di professione medico radiologo, cavalca l’onda dei camici bianchi, si costruisce un gigantesco cerchio magico fatto di primari, professori universitari, ricchi proprietari di case di cura. Sono gli anni in cui il ricco ingegnere Michele Aiello (poi condannato per associazione mafiosa) decide d’investire nella clinica Villa Santa Teresa, contrattando direttamente con Cuffaro i tariffari per i rimborsi pubblici delle prestazioni. Tra il 2006 e il 2008, invece, il potentissimo assessorato regionale alla Sanità, che gestisce dieci miliardi di euro all’anno, è guidato da Roberto Lagalla, ex professore di diagnostica alla facoltà di Medicina di Palermo, futuro rettore dell’Ateneo siciliano. Nello stesso periodo, Adelfio Elio Cardinale, ex preside di Medicina e poi sottosegretario del governo di Mario Monti, viene indicato dal governo di Totò Vasa Vasa come vicepresidente della Istituto superiore sanità, mentre Mimmo Miceli, medico pure lui, è l’uomo di fiducia dell’ex governatore al comune di Palermo, dove verrà nominato assessore alla Sanità dal sindaco Diego Cammarata, prima di finire condannato a sei anni e mezzo per concorso esterno a Cosa nostra.

Un posto tra i convinti sostenitori di Tòtò, è occupato anche dallo stesso Corsello: è in quegli anni in cui primari e baroni universitari sono la punta di diamante del potere cuffariano che la carriera del professore comincia a correre. Nel 1999 viene promosso direttore della divisione dell’ospedale Cervello. Incarico che dura fino al 2002 quando diventa professore ordinario di pediatria dell’università di Palermo e viene nominato al vertice della clinica pediatrica e dell’unità operativa di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale del policlinico palermitano. Nel 2003 altra nomina: viene chiamato a dirigere la scuola di specializzazione in pediatria dell’università, mentre quattro anni dopo – poco prima delle dimissioni di Cuffaro da governatore – diventa responsabile dell’intero dipartimento materno infantile. Nel frattempo comincia la carriera all’interno della società dei pediatri italiani: prima presidente siciliano, poi vice presidente nazionale, quindi il balzo alla presidenza nazionale. Il legame tra Corsello e Giuffrè, però, non si esaurisce: nello staff del professore all’interno dell’ambulatorio di genetica medica del policlinico c’è, infatti, anche Mario Giuffré, figlio del suo mentore. Che nel frattempo è deceduto nel 2000, stroncato da un ictus proprio mentre partecipava ad un congresso della società italiana di pediatria. Che oggi, per bocca del suo presidente, si è schierata apertamente contro le stepchild adoption: una posizione che a molti è sembrata più politica che scientifica.