Si riaccende lo scontro a distanza tra Mosca e Ankara. “Quello che sta accadendo sul confine turco-siriano ci fa pensare che Ankara stia preparando un’invasione militare in Siria – ha detto Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo citato dalla Tass – abbiamo seri motivi per sospettare che la Turchia stia preparando un’invasione militare nel territorio di uno Stato sovrano, la Repubblica siriana”, ha aggiunto il portavoce. “Stiamo registrando un incremento nei segnali che indicano movimenti segreti delle forze armate turche finalizzati a operazioni attive nel territorio della Siria”, ha concluso.

Konashenkov ha ribadito, quindi, accuse già rivolte in passato, secondo le quali la Turchia sosterrebbe il fondamentalismo islamico: “Ankara sostiene i terroristi nelle città siriane di Idlib e Aleppo facendogli arrivare miliziani e armi durante la notte”, ha aggiunto il portavoce, mostrando ai giornalisti la presunta foto di un checkpoint nell’area di Sarmada-Reyhanli, al confine tra Siria e Turchia. “E’ attraverso questo checkpoint – ha detto il generale – che, soprattutto di notte, vengono portati miliziani e armi ai terroristi che hanno preso le città di Aleppo e Idlib, nella Siria nordoccidentale”.

Anche Ankara è tornata a puntare il dito contro Mosca. “Circa il 90% dei raid russi in Siria colpisce i civili“, ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu, durante il suo intervento alla Conferenza dei donatori della Siria, tenutasi a Londra. Poco prima, gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani avevano riferito di raid russi su sei quartieri di Aleppo, con un bilancio di 21 civili uccisi e molti feriti.

In mattinata il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, aveva accusato le forze governative siriane di condurre “un’offensiva brutale” con l’appoggio dell’aviazione russa e ha sostenuto che i negoziati politici sospesi ieri a Ginevra non potranno riprendere fino a quando questa azione non si fermerà e non saranno osservati tutti gli obblighi umanitari.

Parlando anch’egli a margine della conferenza dei donatori di Londra, ha quindi ribadito che Parigi insiste per “una transizione politica” in Siria, come condizione per un definitivo superamento del conflitto, sostenendo che questo epilogo è nell’interesse “dei siriani, dei Paesi della regione, del mondo intero” e anche dell’Europa: investita – ha detto – da un’ondata migratoria alimentata in particolare dalla guerra in atto.