“La sicurezza è la prima delle libertà”. Lo disse il premier francese Manuel Valls, subito dopo gli attentati del 13 novembre. Alle parole seguirono i fatti: lo stato d’emergenza. E poi una serie di misure che giorno dopo giorno hanno esteso i margini d’azione della polizia. L’ultima novità: facilitare il ricorso alle armi, fissando l’“irresponsabilità penale” delle forze dell’ordine, quando ci va di mezzo il ferito o il morto, al di là della legittima difesa.

Armi “facili” per i poliziotti - Una vicenda della terribile serata al Bataclan colpì particolarmente i francesi: quella di un commissario di polizia, presente al concerto degli Eagles of Death Metal come semplice spettatore, disarmato, che cercò (invano) di fermare gli attentatori, rimanendo gravemente ferito. Ma se avesse avuto una pistola? Ebbene, già il 18 novembre una nota interna della polizia nazionale stabilì che, nel caso dello stato d’emergenza, gli agenti possono portare con sé le proprie armi anche al di fuori degli orari di servizio e all’esterno delle aree di competenza. Un decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 6 gennaio ha inglobato definitivamente la norma nell’ordinamento, limitandolo comunque ai periodi in cui è operativo lo stato d’emergenza.

E ora le nuove regole - Mercoledì l’esecutivo presenterà la riforma della procedura penale, che va oltre su questa strada. All’articolo 20, il progetto di legge (che si applica anche al di fuori dell’emergenza) faciliterà il ricorso alle armi da parte della polizia. Si introduce il principio dell’”irresponsabilità penale” per i poliziotti che, “al di là della legittima difesa, possono utilizzare l’arma per neutralizzare una persona che abbia commesso uno o più omicidi volontari e per la quale esistano serie ragioni di pensare che possa reiterare questi atti nell’immediato”. Si tratta per alcuni di una misura necessaria per rendere più efficace l’azione delle forze dell’ordine. Per altri, invece, è una preoccupante deriva all’americana.

Le altre novità – La riforma della procedura penale, che dovrebbe poi passare senza problemi in Parlamento, comporta altre novità. Globalmente dà più poteri alle procure e ai prefetti a scapito dei giudici istruttori. Nel concreto, si offre la possibilità di applicare misure coercitive (senza il via libera della magistratura ordinaria) nei confronti delle persone sospettate di aver combattuto la jihad in Siria e in Iraq, compresi gli arresti domiciliari. Si introduce la possibilità di un fermo di quattro ore di un sospetto, dopo un semplice controllo d’identità. Via libera, inoltre, alle perquisizioni notturne, pure nel quadro di una semplice inchiesta preliminare della procura. I magistrati sono contrari a tutto il pacchetto.

Oltre lo stato d’emergenza - Questa riforma, d’altra parte, è solo una tappa ulteriore nel cammino intrapreso dalla Francia (a gestione socialista) già prima degli attentati del 2015. Si era cominciato nel 2012 con una legge anti-terrorismo, che ha consentito alla giustizia di aprire procedimenti contro i francesi sospettati di attività legate alla jihad all’estero, controllando anche i dati scambiati via internet. Un nuovo provvedimento, adottato nel novembre 2014, è andato oltre, con una repressione più forte dell’apologia del terrorismo e il divieto di uscire dalla Francia per le persone sospettate di jihadismo. Un’altra legge, entrata in vigore nell’ottobre 2015, ha fornito nuovi strumenti all’intelligence per prevenire gli atti terroristici, facilitando ad esempio le intercettazioni. Intanto lo stato d’emergenza, in vigore fino alla fine di febbraio, dovrebbe essere rinnovato per altri tre mesi. Secondo un recente sondaggio, realizzato da Ifop, quattro francesi su cinque sono favorevoli a prolungarlo.

I “bobbies” restano prevalentemente disarmati… - Gli oppositori francesi alle nuove regole sull’uso delle armi da parte della polizia guardano soprattutto a quello che si fa oltre la Manica. Nel Regno Unito, nonostante gli attentati del 2005 e le nuove minacce dell’Isis dopo gli attacchi parigini, non si è mai deciso di percorrere quella strada. A Londra, su un totale di 32mila poliziotti, solo 2mila sono armati. Gli altri, come vuole la tradizione, sono muniti di manette e manganello. E basta. Lì, sia a livello delle autorità che dell’opinione pubblica, si ritiene che dare più armi alla polizia avrebbe come effetto quello di “incattivire” la criminalità organizzata, spingendola ad armarsi ulteriormente. Con il risultato di un’escalation.