Alla fine François Hollande ha preso la sua decisione: ha concesso la grazia a Jacqueline Sauvage. Donna assassina: ha ucciso il marito, che l’aveva maltrattata e picchiata per 47 lunghi anni di matrimonio. Ma diventata anche un simbolo in Francia delle violenze contro le donne. Il 3 dicembre scorso aveva visto la sua pena a dieci anni di prigione confermata dalla Corte d’appello. Da allora un’ondata di solidarietà si era scatenata e una petizione che chiedeva di liberarla immediatamente aveva raccolto in pochi giorni più di 400mila firme. “Il Presidente ci ha ascoltato e non ci ha deluso”, hanno detto Sylvie, Carole e Fabienne Marot, le tre figlie di Jacqueline, violentate fin dalla tenera età da quel padre-padrone.

Era la sera del 10 settembre 2012. Norbert Marot ritornò a casa, nella villetta a La Selle-sur-Le-Bied, un borgo in piena campagna, a un’ora di macchina da Parigi. Jacqueline si era presa un bel po’ di sonniferi e chiusa in camera. Lui sfondò la porta, la svegliò, la tirò per i capelli, la picchiò: come sempre. Per poi gridarle sopra: “E ora vai a fare la minestra!”. Intanto Norbert si mise a sorseggiare un whisky sul terrazzo. Jacqueline arrivò da dietro con un fucile da caccia: “Ho sparato e sparato, chiudendo gli occhi – ha confidato – ho esitato solo al terzo colpo”. Poi Jacqueline chiamò i pompieri e il figlio Pascal, che proprio quel giorno si era arrabbiato per l’ennesima volta con il padre. Lavoravano tutti nell’impresa familiare di trasporti, a subire continuamente i suoi soprusi. Quella sera, però, Pascal non rispose al telefono. Solo poche ore più tardi, quando era già nelle mani della polizia, Jacqueline seppe che Pascal si era impiccato, nelle stesse ore in cui lei aveva ucciso Norbert.

Hollande aveva sempre nicchiato sul ricorso alla grazia presidenziale. “Fa troppo Ancien Régime”, ha detto a più riprese. Ma questa volta ha fatto un’eccezione. Venerdì le tre figlie erano andate all’Eliseo per incontrarlo e per implorarlo di liberare la madre. Tanti giuristi avevano sottolineato che quella di Jacqueline non era stata legittima difesa, perché non concomitante con la violenza, ma successiva alle botte ricevute quella sera, come tante altre. Insomma, da un punto di vista giuridico la situazione era complessa. Hollande, per non annullare completamente la sentenza della giustizia ordinaria, ha concesso una grazia “parziale”. Consente comunque di “presentare immediatamente una richiesta di liberazione condizionata”. Nel concreto potrà lasciare il carcere dalla metà di aprile.

Ad appoggiare Jacqueline, donna introversa (che, però, all’ultimo processo, in appello, ha mostrato finalmente tutta la sua emozione e la sua sensibilità), sono state tante persone comuni, ma pure personalità dello spettacolo e personaggi della politica. E di tutti i colori, da Anne Hidalgo, sindaco socialista di Parigi, fino a Nathalie Kosciusko-Morizet, deputata dei Repubblicani, il partito di Nicolas Sarkozy, che, a sorpresa, era andata a incontrarla in prigione.

La vicenda della Sauvage sta ora generando una sorta di psicanalisi collettiva sulle responsabilità della società che circondava quella famiglia sfortunata. Sì, perché i vicini di casa, che sapevano, non hanno fatto nulla? E il personale che riceveva la donna al Pronto soccorso, martoriata dalle percosse, perché non hanno contattato le autorità competenti? Tante domande che restano senza risposta.

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