“Delusi dall’accoglienza e senza più speranze” un centinaio di richiedenti asilo iracheni ha scelto di rientrare a Baghdad. Succede in Belgio dove da settembre “sono stati molti quelli che hanno scelto di tornare” nel Paese d’origine, ammette Katrien Jansseune, portavoce del ministro per l’Immigrazione, Theo Francken. I migranti non hanno voluto nemmeno attendere l’esito delle domande presentate alla Fedasil, l’agenzia federale belga responsabile per l’accoglienza dei richiedenti asilo, optando direttamente per il rientro volontario. Così l’ente belga e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni hanno organizzato un volo charter. “E’ la prima volta che viene organizzato un volo speciale per i rientri volontari” ha sottolineato la Jansseune, specificando che “si tratta per lo più di persone che hanno la domanda in corso di lavorazione”, quindi esisteva la possibilità di avere il permesso di restare.

Il ministro Francken dopo l’estate ha lanciato una campagna di dissuasione rivolta ai migranti che richiedono asilo: al rientro infatti, gli iracheni vengono facilitati dalla Oim nel reinserimento in patria con “un alloggio temporaneo, un aiuto per la ricerca di lavoro”. Non è la prima volta che il Belgio vive un periodo di difficoltà sull’accoglienza: tra il 2008 e il 2012 il sistema del Paese ha già vissuto una forte crisi dovuta all’aumento delle richieste e all’eliminazione nel 2006 del “filtro di ammissibilità” che hanno fatto collassare la rete di strutture d’accoglienza, lasciando più di 15mila richiedenti asilo per strada senza alcuna assistenza. La situazione ha spinto la politica del Belgio ad adottare una serie di misure per far fronte all’emergenza, aumentando i rimpatri, volontari e non, accelerando le procedure d’asilo ed escludendo determinate categorie.